mercoledì 21 febbraio 2018

Simulazione sbarco su Marte riuscita: inizio progetto HortExtreme

Fonte - ANSA - Simulazione sbarco su Marte riuscita, può iniziare la missione che porterà l'uomo a mettere piede sul suolo marziano ed dare il via all'esplorazione del "Pianeta Rosso"! 


Un successo che in tanti si aspettavano quello che ha visto la simulazione di un futuro sbarco sul suolo di Marte che porterà l'uomo ad iniziare l'esplorazione di Marte:

Simulazione sbarco su Marte riuscita: inizio progetto HortExtreme
Simulazione sbarco su Marte riuscita: inizio progetto HortExtreme

La simulazione ha avuto luogo nel deserto dell'Oman con la missione Amadee-18 che fino al 28 febbraio 2018 avrà come protagonisti 5 astronauti che saranno sotto la supervisione dell'Australian Space Forum.

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Si è trattato di un periodo di isolamento che ha visoto i cinque astronauti impegnati in una simulazione di sbarco su Marte, nei pressi del deserto dell'Oman in cui sono stati condotti 15 esperimenti alfine di testare alcuni strumenti e procedimenti che daranno vita alle future missioni sul "Pianeta "Rosso:

Simulazione sbarco su Marte riuscita: inizio progetto HortExtreme
Fig.1

L'alimentazione di questi pionieri dello spazio è stata affidata all'Italia dove L'Agenzia Spaziale Italiana, l'Enea e l'Università degli Studi di Milano ha realizzato un orto super tecnologico capace di produrre prodotti freschi con cui alimentarsi.

Si tratta del progetto 'HortExtreme' in cui, grazie alla rete sensoristica di ultima generazione, i ricercatori italiani che hanno partecipato, hanno potuto monitorare e verificare l'eventuale fattibilità delle attività sperimentali che dovrebbero avere luogo dall'inizio alla fine delle missioni future:

Simulazione sbarco su Marte riuscita: inizio progetto HortExtreme
Fig.2

Capire a quali consumi energetici si andrebbe incontro e riuscire a fare una previsione riguardo la produttività e la selezione delle varietà di piante che possono ruscire ad adattarsi all'ambiente marziano, in cui come ben sappiamo si divide il clima in due estremi opposti di temperature alte e molto basse!

I ricercatori Luca Nardi (Enea), Sara Piccirillo (Asi) e Francesco Cavaliere (Università di Milano), grazie all'installazione di quattro comparti dedicati alla germinazione e alla crescita, hanno completato il sistema verticale multilivello di coltivazione idroponica 'fuori suolo':

il cosiddetto 'orto marziano' di quattro metri quadri composto da quattro specie di microverdure rosse (amaranto, cavolo cappuccio, senape e ravanello) accuratamente selezionate tra quelle con ciclo di coltura di 15 giorni.

Inoltre, grazie a luci a led, l'atmosfera controllata e il riciclo dell'acqua, le microverdure senza pesticidi né agrofarmaci, garantiranno un corretto apporto nutrizionale e un'alimentazione di alta qualità ai membri dell'equipaggio.

Conclusa la fase preliminare della missione, i ricercatori italiani hanno lasciato il campo base dove è iniziata la fase di isolamento dell'equipaggio.

Fonte: ANSA

lunedì 19 febbraio 2018

Pelle auto-riparante Terminator come cyborg

Fonte - ANSA - Pelle auto-riparante, Terminator, come quella dei cyborg quella che è stata realizzata capace di autoripararsi autonomamente come nei film di fantascienza. 


La pelle auto riparante che è stata realizzata, Terminator, è qualcosa di eccezzionale, in quanto proprio come accade nei film di fantascienza è capace di autoriparsi autonomamente come fosse quella dei cyborg:

Pelle auto-riparante Terminator come cyborg
Pelle auto-riparante Terminator come cyborg

Si tratta di una sostanza che è molto simile a quela umana, stessa elasticità e in grado di rilevare pure la pressione e la temperatura corporea!

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Appare evidente che i campi d'applicazione sono enormi, sopratutto per future protesi, sensori indossabili e la robotica, cosi come viene descritto nell'articolo pubblicato nella rivista scientifica Science Advances dai ricercatori dell'Università del Colorado a Boulder a cui capo c'è Jianliang Xiao e Wei Zhang.

Fatta di un materiale molto sottile e traslucido, la nuova pelle elettronica puo' imitare funzione e proprieta' di quella umana, grazie ai sensori incorporati che "le consentono di avvertire pressione, temperatura, umidita' e flusso d'aria", ha detto Xiao.

In sostanza a rendere questa pelle molto particolare ed innovativa è la base strutturale di cui è composta, molecole di nanoparticelle d'argento, che rende la e-pelle elastica, le permette di auto-rigenerarsi e di essere completamente riciclata a temperatura ambiente.

"Dati i milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati nel mondo ogni anno - ha osservato Xiao - la riciclabilita' della nostra pelle elettronica e' interessante dal punto di vista economico e ambientale".
Zhang continua a spiegare le specifiche tecniche di questa particolare pelle affermando che è in grado di auto-ripararsi:

"applicando un mix di tre composti disponibili in commercio e a base di etanolo".

Intanto ad oggi questa pelle auto-riparante è in fase di sperimentazione, un prototipo a cui stanno lavorando i ricercatori affinchè si possa arrivare a garantire i presupposti perchè possa essere immessa sul mercato cercando di:

"ottimizzare tutte le sue proprieta', dall'elasticita', alla capacita' di auto ripararsi", ha rilevato Xiao. Una volta ottenuti i miglioramenti, ha aggiunto, si potra' pensare a una produzione su larga scala, destinata a molte applicazioni, "dalle protesi, ai tessuti intelligenti, alla robotica".
In quest'ultimo caso, la nuova pelle elettronica, secondo il ricercatore, potrebbe aprire la strada a robot da compagnia piu' simili all'uomo:

"immagino un robot che possa prendere in braccio dolcemente un bambino, come fanno i genitori, e che, in caso di febbre, sia in grado di percepire la temperatura del piccolo".

Fonte: ANSA

venerdì 16 febbraio 2018

Come curare mal di gola: rimedi trattamenti

Fonte - OK Salute - Come curare il mal di gola, un malessere banale e fastidioso allo stesso tempo che colpisce sia adualti che bambini: vediamo insieme quali trattamenti e rimedi adottare per alleviarne i fastidi e curarlo. 


Curare il mal di gola è largomento che tratteremo in questo post, analizzando insieme consigli e rimedi per alleviarne i sintomi e gli effetti che affliggono sia gli adulti che i bambini:

Come curare mal di gola: rimedi trattamenti
Come curare mal di gola: rimedi trattamenti

Bruciore, la prima sensazione sgradevole che si avverte quando la nostra gola s'infiamma, in particolar modo appena svegli al mattino, ingrossamento delle tonsille e forte dolore durante la deglutizione, tutti sintomi che annunciano l'arrivo dell'influenza!

Per alleviarne il bruciore basterà fare uso di:

antisettici in spray
Fig.1

«Si possono usare anestetici locali e antisettici in spray, caramelle balsamiche e collutori che servono a disinfettare la gola e quindi a calmare il bruciore. I principi attivi sono cetilpiridinio cloruro, dequalinio cloruro, benzidamina e iodio» spiega Aurelio Sessa, medico di famiglia e presidente della Società italiana di medicina generale (Simg).

caramelle balsamiche
Fig.2

Per quel che concerne l'utilizzo degli antinfiammatori invece:

collutorio
Fig.3

«Sono efficaci anche gli antinfiammatori in spray, che rientrano nella categoria dei Fans (antinfiammatori non steroidei). I principali principi attivi sono flurbiprofene e benzidamina cloridrato» continua Sessa. Nel caso in cui compaiano puntini o placche biancastre, meglio bussare alla porta del medico che, dopo una visita, valuterà se prescrivere un antibiotico. 

Fonte: Ok Salute

mercoledì 14 febbraio 2018

Camini vulcanici fondali marini presso isola Panarea

Fonte - ANSA - Camini vulcanici rinvenuti nel sito Smoking land, nei fondali presso l'isola di Panarea, sono oltre 200 ed è stato possibile grazie ad un robot. 


Sono oltre 200 i camini vulcanici che sono stati rinvenuti da un robot nei pressi dei fondali dell'isola di Panarea, per la precisione nel sito battezzato con il nome di Smoking land:

Camini vulcanici fondali isola Panarea
Camini vulcanici fondali isola Panarea

la scoperta è stata fatta vicino l'isolotto di Basiluzzo, nell'arcipelago delle isole Eolie, da un gruppo di ricercatori dell'Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle ricerche, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), in collaborazione con la Marina Militare, Università di Messina e di Genova e l'Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc-Cnr).

I risultati di questo studio del fondali in oggetto, sono stati pubblicati sulle rivista scientifica Plos One, è rappresentano senz'altro un importante spunto per ottenere nuove informazioni e dettagli riguardo le caratteristiche geochimiche e biologiche dei sistemi idrotermali superficiali del mar Mediterraneo.

Camini vulcanici fondali isola Panarea
Fig.1

"Lo Smoking Land", afferma Federico Spagnoli, dell'Ismar-Cnr, "è costituito da decine di strutture a forma di cono, composte soprattutto da ossidi di ferro, che presentano un'altezza variabile da 1 a 4 metri e una base con diametro medio di circa 3.8 metri. Alcune di queste bocche emettono fluidi acidi, ricchi di gas, in prevalenza anidride carbonica". Una struttura così estesa e complessa non trova eguali in Mediterraneo ma solo in alcune aree oceaniche.
Camini vulcanici fondali isola Panarea
Fig.2

La scoperta, frutto di un'intuizione di Giovanni Bortoluzzi (oceanografo Ismar-Cnr, recentemente scomparso), nasce a seguito di una serie di indagini dell'Ingv volte a capire la natura di una improvvisa e forte attività esalativa che nel novembre 2002 ha iniziato a manifestarsi copiosamente tra gli isolotti di Panarea.

Da quel momento, numerose sono state le campagne oceanografiche a bordo delle navi Astrea dell'Ispra ed Urania del Cnr e di unità della Marina Militare, per studiare l'area interessata e individuare altre zone di degassamento.

Camini vulcanici fondali isola Panarea
Fig.3

"Fino a quando nel 2015, durante una di queste campagne alle Isole Eolie, a bordo della nave Astrea", spiega Teresa Romeo, primo ricercatore dell'Ispra, "il Rov (Remotely operated underwater vehicle un robot filoguidato dotato di una videocamera, una fotocamera e un braccetto meccanico) non ha individuato, in una zona del fondale a sud dell'isolotto di Basiluzzo poi chiamata Smoking Land, numerosi camini fortemente colonizzati da alghe e organismi bentonici, alcuni dei quali con evidenti fuoriuscite di fluidi idrotermali e bolle di gas".

Da qui la necessità di nuovi studi per comprendere non solo la genesi del fenomeno ma anche l'evoluzione di tali strutture sottomarine, e di attivare un'attività di monitoraggio e sorveglianza continua dei fondali tra l'Isola di Panarea e l'isolotto di Basiluzzo.

Fonte: ANSA

lunedì 12 febbraio 2018

Ologrammi 3D visibili senza occhiali

Fonte - ANSA - Ologrammi 3D che si muovono senza più bisogno di utilizzare occhiali apposoto per osservarli, il nuovo passo verso quella che una volta era fantascienza che diventa realtà! 


Ologrammi 3D, soltanto qaualche decennio addietro si trattava di pura fantascienza che poteva essere osservata nei film oppure nelle sale cinematografiche:

Ologrammi 3D visibili senza occhiali
Ologrammi 3D visibili senza occhiali

sculture di luce che si muovevano in formato tridimensionale, visibili soltanto tramite appositi occhiali che riflettevano i fasci di luce che davano la forma appunto a queste forme chiamate ologrammi!

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Il gap che separa la realtà dalla fantascienza è stato ancora una volta dimezzato, proprio cosi, perchè sembra che in laboratorio alcuni ricecatori siano riusciti a realizzare degli ologrammi 3D che si muovono senza l'ausilio di occhiali appsositi!

Ologrammi 3D visibili senza occhiali
Fig.1


Si tratta di una ricerca condotta da alcuni scienziati ricercatori della Birgham Young University dello stato dello Utah i quali hanno pubblicato, spiegando il principio di tale esperimento alla rivista scientifica Nature:

Immagini volumetriche, cosi le chiama il tema di ricerca condotto da Daniel Smalley, in quanto realizzate in uno sapzio tridimensionale, la cui creazione è stata fatta grazie ad una nuova tecnica.
Occhiali 3D
Occhiali 3D

Una sorta di "trappola di luce" in cui è stato rinchiuso un oggetto con le misure di un granello di polvere che illuminato con un fascio di luce laser, riesce a cambiare colore.

Si tratta di particelle che hanno una funzione similare alle lampadine o i pannelli che una volta calati in svariati colori della luce, danno vita ad immagini 3D nell'aria:

"Si disegna un pixel alla volta, spostando nello spazio a tre dimensioni la microparticella che diffonde la luce laser che la illumina", continua Di Leonardo.

Ovvio che siamo davanti ad un prototipo di immagini 3D, perciò molto piccole, pensate soltanto che pososno essere equiparate alla punta di un pollice, ma con una elevata risoluzione.

L'idea dei ricercatori è che si tratti di un punto di partenza che potrebbe essere un apri pista nel campo medico, formando i medici ad eseguire interventi più complessi attraverso la visualizzazione del corpo umano in 3D o per avere mappe più precise per il controllo del traffico aereo.

"Questa tecnica è interessante ma va migliorata, perchè necessita di molto tempo per fare disegni piccoli, conclude Di Leonardo Il filone di ricerca è però molto promettente. Oggi viviamo in un mondo digitale con cui interagiamo da uno schermo piatto. Si sta lavorando, con la realtà virtuale e aumentata e con gli ologrammi per creare oggetti digitali tridimensionali con cui interagire. Con queste immagini volumetriche c'è il vantaggio che non servono visori speciali come con la realtà virtuale".

Fonte: ANSA

sabato 10 febbraio 2018

Come trasformare metalli pesanti in oro: batteri re Mida

Fonte - ANSA - Come trasformare in oro prezioso i metalli pesanti, grazie ai batteri che si trovano nel terreno per bonificarne la superficie: sto parlando dei batteri re Mida! 


Trasformare in oro i metalli pesanti, che detta cosi su due piedi, potrebbe apparire quasi un intento fantastico, ai limiti della magia, che dopo avere recitato una formula magica improvvisamente questi diventano oro:

Come trasformare metalli pesanti in oro: batteri re Mida
Come trasformare metalli pesanti in oro: batteri re Mida

chiaramente non è nulla di tutto questo, anzi si tratta di un processo biologico che è provato scientificamente, perchè recentemente si è potuto scoprire che grazie ai batteri che si trovano nel terreno, usati per bonificarne la superficie, questi riescono a compiere questa interessante trasformazione!

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Batterio re Mida
Batteri re Mida

Sto parlando dei batteri re Mida, che recentemente sono stati oggetto di una speciale ricerca i cui risultati sono stati pubblicati nella rivista scientifica Metallomics:

sembra infatti che questi particolari batteri siano in grado di alimentarsi dei metalli pesanti senza che abbiano alcun problema di avvelenamento, digerendoli perfino, per poi produrre delle particelle di oro prezioso!

Come trasformare metalli pesanti in oro: batteri re Mida
Fig.1

I batteri re Mida si trovano nel terreno e grazie a queste loro particolari caratteristiche si potrebbero impeigare in futuro per rendere più pulito il nostro ambiente:

in effetti un impiego di questo genere già avviene con un'eterogena classe di microrganismi "green" anti petrolio e plastica che potrebbero essere affiancati a quelli antiruggine!

Come trasformare metalli pesanti in oro: batteri re Mida
Fig.2

Proprio cosi, batteri antiruggine, meglio noti con il termine di C. metallidurans, piccolissime fabbriche a cielo aperto che producono oro, oggetto di studio dei ricercatori tedeschi dell'Università Martin Lutero di Halle-Wittenberg e di quelli dell'Università australiana di Adelaide.

Il prossimo obbiettivo sarò quello di comprendere come questi batteri siano capaci di trasformare in oro i metalli pesanti, ipotizzando:

come questi metalli rendano più semplice la conversione del calcio, elemento fondamentale per il batterio, ma altrettando tossico in grandi quantità in una forma più elementare da essere utilizzato!

Fonte: ANSA

giovedì 8 febbraio 2018

Cercare vita su Marte con trivella italiana

Fonte - ANSA - Trivella italiana per perforare il terreno del pianeta Marte è stata sottoposta a test di prova che le consentiranno di essere lanciata nel 2020 in cerca di forme di vita! 


Superati a pieni voti la trivella tutta italiana che avrà il compito nel progetto ExoMars 2020 di cercare tracce di vita sul pianeta Marte:

Cercare vita su Marte con trivella italiana
Cercare vita su Marte con trivella italiana

i test a cui è stata sottoposta l'apparecchiatura prodotta in Italia, sono stati superati brillantemente, è permetteranno alla stessa di essere parte importante nel progetto spaziale europeo ExoMars che verrà avviato nel 2020.

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A darne notizia è stato Marco Stanghini, il responsabile dello Sviluppo Business Spazio Leonardo durante la presentazione della mostra "Marte".


Cercare vita su Marte con trivella italiana
Fig.1

Nel periodo compreso tra il 9 febbraio ed il 3 giugno 2018, si terranno una serie di "incontri ravvicinati" con il misterioso pianeta Rosso al Museo della Scienza e Tecnologia di Milano:

Cercare vita su Marte con trivella italiana
Fig.2

per l'occasione la trivella di Leonardo nello stabilimento di Nerviano nel capoluogo lombardo, ha dovuto superare per 4 mesi test di resistenza che si sono effettuati nei laboratori del Cisas di Padova in una camera speciale concepita ed attrezzata appositamente per simulare l'ambiente marziano.

Grazie alla sua punta di diamante, l'apparecchiatura avrà il compito di cercare tracce che dimostrino l'eventuale presenza di vita nel sottosuolo del Pianeta Rosso:

Cercare vita su Marte con trivella italiana
Fig.3

gli scavi verranno fatti fino a due metri di profondità, dove le eventuali attività biologiche non dovrebbero essere cancellate dalle radiazioni cosmiche.

Mentre i test avevano luogo in quel di Padova:

"il modello ingegneristico della trivella ha dimostrato di poter lavorare nelle tipiche condizioni ambientali presenti su Marte, con temperature comprese tra -100øC e +35øC e una pressione atmosferica che è quasi un millesimo di quella terrestre. In tempi ovviamente più ristretti, abbiamo simulato con successo tutte le operazioni che dovranno essere svolte nei 200 giorni di attività sul Pianeta Rosso, con la raccolta di 25 campioni di suolo".

Fonte: ANSA