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lunedì 22 gennaio 2018

Come capire ruolo batteri evoluzione ecosistemi

Fonte - ANSA - Come capire il ruolo che i batteri del suolo hanno avuto nell'evoluzione degli ecosistemi della Terra, attarverso un atlante che ne descriva la specificità. 


Capire il ruolo che hanno avuto i batteri del suolo sull'evoluzione degli ecosistemi è fondamentale per arrivare a trovare le risposte che i geologi di tutto il mondo cercano da tempo:

Come capire ruolo batteri evoluzione ecosistemi
Come capire ruolo batteri evoluzione ecosistemi

Per questo motivo è stato realizzato un atlante mondiale dei batteri che vivono nel suolo, dove vengono raccolti i campioni di oltre 200 località e 18 Paesi dislocati in 6 continenti.

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Si tratta di una guida che dimostra come soltanto 500 specie dominanti sono riuscite rispetto alle decine di migliaia ad influire in una qualche maniera nell'evoluzione degli ecosistemi.

Lo studio che ha permesso di realizzare questo atlante è stato publbicato sulla rivista scientifica Science da un gruppo internazionale coordinato dall'Università del Colorado.

Grazie agli sforzi compiuti, si è potuto aprire nuovi orizzonti sull'importanza dei microorganismi nella salute e la fertilità del terreno!

Come capire ruolo batteri evoluzione ecosistemi
Fig.1

Noah Fierer, tra i coordinatori dello studio ha dichiarato che:

"E' incredibile quanto ancora non conosciamo dei batteri predominanti nel suolo: molti non hanno neppure un nome".

"Con la nostra ricerca abbiamo iniziato ad aprire questa scatola nera", aggiunge il collega Manuel Delgado-Baquerizo.

Come capire ruolo batteri evoluzione ecosistemi
Fig.2

"Ora che abbiamo la lista, possiamo concentrare i nostri sforzi per catalogare questi gruppi più importanti e studiare dove si trovano e che cosa fanno".

Troppo spesso capita di non dare la giusta importnza ai batteri che in realtà rappresentano la maggior parte della biomassa della Terra:

essendo di fatto una componente fondamentale per quel che riguarda il sistema ecologico del Pianeta!

A conferma di ciò anche la ricerca che è stata eseguita alle isole norvegesi Svalbard da parte di un gruppo internazionale coordinato dall'Italia, con l'Università di Milano.

Si è trattato di una valutazione relativa al processo di formazione del suolo influisce sull'evoluzione dei batteri che vivono tra le radici delle piante pioniere, fondamentali per i sistemi desertici che come laboratorio a cielo aperto, i sedimenti depositati nel tempo dal ghiacciaio Midtre Lovénbreen.

Da tutto ciò è scaturito che durante lo sviluppo dell'ecosistema la composizione della comunità batterica del suolo cambia, aumentando di complessità e diversità in relazione al mutare delle caratteristiche chimico-fisiche, che vanno da un substrato minerale ai primi stadi di sviluppo ad un suolo maturo e fertile agli ultimi stadi.

Fonte: ANSA

domenica 30 luglio 2017

Come produrre più cibo: batteri associati a radici

Fonte - ANSA - Come produrre una quantità maggiore di cibo sta diventando un problema serio ed impellente, visto il progredire della popolazione e la costante necessità di provvedere al fabbisogno: batteri e radici in associazione potrebbero venirci incontro! 


Provvedere al crescente fabbisogno della popolazione mondiale richiede una quantità di cibo che pare non essere in grado qualla attuale a soddisfare tutte le necessità:

Come produrre più cibo: batteri associati a radici
La soluzione potrebbe arrivare da batteri associati alle radici che favorirebbero il moltiplicarsi di microorganismi i quali favorirebbero un maggiore sfruttamento di fosforo da parte delle piante (Fig.1)!
La lotta contro carestie, fame e produzione di cibo sufficiente per garantire il fabbisogno quotidiano di ogni essere umano a livello mondiale, è una necessità ed un impegno da cui non si può più prescindere:

Come produrre più cibo: batteri associati a radici
Fig.1
in particolar modo per le popolazioni del continente africano i quali potrebbero trarne una speranza da quanto è emerso da uno studio condotto presso l'Ateneo di Pisa da un team di ricerca internazionale a cui capo c'è Manuela Giovannetti, anch'essa dell'Università di Pisa e da Iver Jakobsen dell'Università di Copenhagen.
Ciò che ne è scaturito dalla ricerca, è stato un "meccanismo tramite cui certi batteri benefici associati alle radici delle piante, sono in grado di aumetnare in maniera importante la crescita di fosforo che già si trova nel terreno".

Come produrre più cibo: batteri associati a radici
Fig.2
In particolar modo le piante di mais (Fig.2) le quali sono state le protagoniste dello studio che è stato pubblicato sulla rivista scientifica "Scientific reports" facente parte del gruppo editoriale "Nature":
"alcuni dei microrganismi associati alle radici rappresentano una strategia vincente per lo sfruttamento e la mobilizzazione del fosforo presente nel suolo: basti pensare che l'uso di fertilizzanti a base di fosforo è aumentato da 5 a 20 milioni di tonnellate dal 1961 al 2013"
L'opinione della Giovannetti riguardo lo studio!

Fonte: ANSA

sabato 1 aprile 2017

Batteri sahariani rinvenuti nelle Alpi

Batteri sahariani sono stati rinvenuti in maniera incredibile nelle Alpi, grazie alla tempeste che si sollevano proprio nell'immenso deserto, in grado di muovere intere comunità microbiche. 


Si tratta di una scoperta che ha dell'incredibile quella che riguarda alcuni batteri che sono stati trovati in mezzo alla catena montuosa delle Alpi:

Batteri sahariani rinvenuti nelle Alpi
Batteri sahariani rinvenuti nelle Alpi
Precisamente si tratta di batteri che sono stati rinvenuti all'interno di campioni di neve prelevati sulla Marmolada e sul massiccio del Latemar. 
La scoperta ha dato conferma di come le potenti tempeste sahariane siano capaci di spostare da un continente all'altro intere communità microbioche composte da batteri e funghi tipici del Sahara.
Il tragitto se ci fate coso non è dei più brevi, perchè arrivare a muoversi dall'Africa fino al centro dell'Europa non è cosa da poco!
Tanti di questi organismi sono risultati particolarmente ressistenti, fino a sopravvivere ad una clima cosi diverso che esiste tra i due continenti:
La scoperta è stata fatta da un team di microbioligi, geologi, chimici e bioclimatologi facenti parte della fondazione Edmund Mach, dell'Istituto di Biometeorologia del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr) e delle uUniversità di Firenze, Venezia e Innsbruck, ed è stata per altro pubblicata sulla rivista Microbiome.
Fonte: ANSA