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mercoledì 22 novembre 2017

Nuovo segnale onde gravitazionali: collisione mini buchi neri

Fonte - ANSA - Nuovo segnale intercettato dal rilevatore di onde gravitazionali americano Virgo, grazie alla collisione che è avvenuta tra due "mini" buchi neri. 


Il rilevatore di onde gravitazionali americano Virgo, ha interecattato un nuovo segnale che è stato successivamente analizzato da Ligo, il rilevatore italiano di onde gravitazionali:

Nuovo segnale onde gravitazionali: collisione mini buchi neri
Nuovo segnale onde gravitazionali: collisione mini buchi neri

si tratta di un segnale che è stato generato dalla collisione avvenuta tra due "mini" buchi neri che hanno invesito il nostro pianeta!

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Per quel che concerne i dettagli precisi relativi a questo nuovo segnale, stanno per essere pubblicati sulla rivista Astrophysical Journal Letters, sono consultabili sul sito arXiv.

Il fenomeno è avvenuto giorno 8 giugno 2017, quando un segnale ha investito la Terra, dopo che due piccoli buchi neri erano entrati in collisioni tra di loro:

collisione mini buchi neri
Collisione mini buchi neri

si tratta in ogni caso di due masse oscure pari a circa 7 e 12 volte più grande di quella del nostro Sole, che circa 1,1 miliardi di anni addietro si sono scontrati fino a diventare una sola massa oscura nell'universo.

Gianluca Gemme, coordinatore della comunità italiana Infn facente parte dell'esperimento Virgo ha dichiarato all'ANSA:

"La particolarità di questo segnale è che il sistema di due buchi neri coinvolto è più leggero, meno di una ventina di masse solari complessivamente, rispetto agli altri finora osservati da Ligo e Virgo".

"Siamo appena all'inizio di un nuovo modo di osservare l'universo. Ligo e Virgo hanno dimostrato l'esistenza di coppie di buchi neri sconosciuti, di massa poche decine di volte quella del Sole".

"Con quest'ultimo segnale aggiungiamo un nuovo tassello a un puzzle che abbiamo appena iniziato a comporre". 

Fonte: ANSA

martedì 16 maggio 2017

Come è nata la crosta terrestre: origini da collisione pianeta

Come è nata la crosta terrestre, le origini che pare siano dovute alla collisione di un pianeta simile a Marte con la Terra originando quella che sarebbe diventata per l'appunto la crosta terrestre. 


Circa 4,5 miliardi di anni fa una collisione tra la terra ed un pianeta simile a Marte pare abbia generato il manto terrestre, meglio noto con il termine crosta terrestre:

Come è nata la crosta terrestre: origini da collisione pianeta
Come è nata la crosta terrestre: origini da collisione pianeta
A confermare quanto ipotizzato, ci sono molti elementi chimici che non soltanto sarebbero il risultato delle eruzioni vulcaniche, ma bensì di una condensanzione avvenuta circa 4,5 miliardi di anni fa!
Esattamente quando la terra era un pianeta giovane appena formatosi che avvenne questa probabile collisione con un pianeta dalle dimensioni di Marte che avrebbe di fatto dato forma e consistenza alla crosta terrestre.

Questa ipotesi sarebbe stata formulata da una ricostruzione che è stata pubblicata sulla rivista Earth and Planetary Science Letters e condotta in Canada, dal gruppo della McGill University di Montreal coordinato da dai geologi Don Baker e Kassandra Sofonio.
Ciò che ne è scaturito è stato un punto di riferimento per la ricerca di pianeti che si troverebbero al di fuori del Sistema Solare nostro che possano essere capaci di ospitare la vita.

pianeti che si troverebbero al di fuori del Sistema Solare
pianeti che si troverebbero al di fuori del Sistema Solare
In base a quanto afferamno le teorie tradizionali i vulcani rappresenterebbero il pricipale vettore che abbia fornito la maggior parte degli elementi chimici della crostra terrestre primordiale che era formata:
per il 90% da minerali ricchi di silice, come quarzo. e feldspato.
Invece la ricostruzione a cura del gruppo di ricerca canadese fa riferimento al fatto che la stesa crostra terrestre si possa essere formata dopo una collisione con il proto-pianeta che a causa della presenza di vapori cosi bollenti da poter disciogliere le rocce più superficiali, fece in modo che:
"Questi minerali dissolti sono risaliti nell'atmosfera e si sono raffreddati: i materiali ricchi di silicio si sono separati e poi sono ricaduti sulla Terra'' sotto forma di pioggia.
I ricercatori hanno simulato l'intero processo in laboratorio, surriscaldando a 1.550 gradi un mix di acqua e materiali a base di silice prelevati dal terreno.

Le polveri così ottenute, unite all'acqua, sono state rinchiuse all'interno di capsule d'oro e palladio, messe poi in un contenitore a pressione riscaldato a 727 gradi per simulare le condizioni estreme presenti alle origini della Terra, un milione di anni dopo l'impatto col proto-pianeta.

Fonte: ANSA