Visualizzazione post con etichetta plastica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta plastica. Mostra tutti i post

giovedì 14 giugno 2018

Come difendere acque dalla plastica

Come difendere le nostre acque, quelle del mar Mediterraneo, dall'inquinamento causato dalla presenza di materiale plastico, l'argomento che vorrei trattare con voi oggi. 


Il mar Mediterraneo ad oggi è inquinato da 115.000 particelle di plastica per chilometro quadrato, cosi attraverso un esperimento, messo a punto dalla Stazione Zoologica 'Anton Dohrn' di Napoli, si è pensato di realizzare degli acquari speciali:

Come difendere acque dalla plastica
Come difendere acque dalla plastica
acquari che dovranno "ricordare l'importanza di comprendere e valorizzare la risorsa mare, che fornisce beni e servizi gratis all'uomo, come metà dell'ossigeno che respiriamo, ma che rischia di essere messa in crisi per l'uso maldestro".

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE: 

UE dice basta plastica monouso


A parlare è il presidente, Roberto Danovaro in occasione del convegno organizzato dall'ente di ricerca per la Giornata mondiale degli Oceani, l'8 giugno.

Uno dei problemi maggiori del mare, compreso il Mediterraneo, è l'inquinamento da plastica:

"Secondo gli ultimi dati del progetto Tara, a cui abbiamo partecipato - ha detto Danovaro - nel Mediterraneo vi sono 115 mila particelle di plastica per chilometro quadrato", che si accumulano perché è un bacino semichiuso e anche molto trafficato.

"La sua superficie - ha aggiunto - rappresenta l'1% degli oceani globali, ma il traffico marittimo supera in alcuni casi il 30% di quello globale".

 Inoltre le plastiche sono anche in via di progressiva frammentazione.

"Man mano che andiamo a studiare le componenti microscopiche ne troviamo sempre di più, quindi è difficile dare un numero assoluto", ha spiegato Danovaro.

Per 'bonificare' mari e oceani da queste particelle un aiuto potrebbe arrivare dagli stessi microrganismi marini.

Come difendere acque dalla plastica
Fig.1

"Si sta lavorando - ha continuato - alla selezione di batteri in grado di decomporre la plastica e trasformarla in elementi inerti, ma la ricerca è a livelli ancora sperimentali e l'applicazione richiederà del tempo".

Intanto la Stazione Zoologica, ha concluso il presidente, si sta occupando di una serie di sperimentazioni per valutare l'effetto delle microplastiche, per la prima volta in campo.

A questo scopo, conclude Danovaro,

"si lasceranno in mare enormi acquari per vedere l'impatto delle microplastiche sulle componenti del plancton poiché il rischio è che i frammenti vengano ingeriti e accumulati dagli organismi, dai più piccoli ai più grandi e alla fine possano essere trasferiti all'uomo, con danni che ancora non sappiamo ben quantificare". 

Fonte: ANSA

sabato 2 giugno 2018

UE dice basta plastica monouso

Fonte - National Geographic - L'Unione Europea ha deciso di dire basta alla produzione di plastica monouso, decretando la fine della produzione di contenitori per alimenti e tazze per bevande. 


Si tratta di un importante decisione in funzione della protezione delle acque, in quanto che contenitori di plastica monuso per alimenti e bevande, rappresentano ben il 70% dei rifiuti che si trovano nei nostri mari:

Europa dice basta plastica monouso
Europa dice basta plastica monouso

Viene dunque approvato le nuove norme per contrastare la diffusione dei 10 prodotti di plastica monouso "che più inquinano le spiagge e i mari d'Europa".

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE: 

Degrado aree protette: un terzo rischiano molto


Bastoncini per la pulizia delle orecchie, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini, dovranno essere fabbricati esclusivamente con materiali sostenibili.

Europa dice basta plastica monouso
Fig.1

"Di fronte al costante aumento dei rifiuti di plastica negli oceani e nei mari e ai danni che ne conseguono - fa sapere l'esecutivo Ue - la Commissione europea propone nuove norme per i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d'Europa e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati. Questi prodotti rappresentano il 70% dei rifiuti marini".

Non a tutti i prodotti si applicheranno le stesse misure: saranno messi al bando i prodotti di plastica monouso per i quali sono facilmente disponibili soluzioni alternative:

mentre si limiterà l'uso di quelli di cui non esistono valide alternative riducendone il consumo a livello nazionale.

Europa dice basta plastica monouso
Fig.2

I produttori dovranno poi rispettare requisiti di progettazione ed etichettatura e sottostare a obblighi di gestione e bonifica dei rifiuti.

"Con queste nuove norme l'Europa è la prima a intervenire incisivamente su un fronte che ha implicazioni mondiali", aggiunge Bruxelles.

Fonte: National Geographic

martedì 28 novembre 2017

Come trasformare olio frittura in plastica per protesi e valvole cardiache

Fonte - ANSA - Come trasformare l'olio di frittura in plastica, per realizzare protesi e valvole cardiache in maniera alternativa ed ecosostenibile. 


Trasformare l'olio di frittura in materiale plastico è un processo che può essere possibile adottare, grazie a delle speciali biotecnologie:

Come trasformare olio frittura in plastica per protesi e valvole cardiache
Come trasformare olio frittura in plastica per protesi e valvole cardiache

Tale procedimento permetterà di realizzare valvole cardiache, cerotti per suture e protesi, oltre che per la produzione di imballaggi alimentari.

POTREBBE INTERESSARTI LEGGERE ANCHE:

Cellule cardiache studiate tramite le rocce


A trovare conferma in quanto detto, ci hanno pensato i chimici e biotecnolgici dell'Università Federico II di Napoli che ora hanno l'intezione di sviluppare questo progetto in larga scala tramite la creazione di start-up:

Come trasformare olio frittura in plastica per protesi e valvole cardiache
Fig.1

"Dopo i risultati molto promettenti ottenuti in laboratorio, cosi prova a chiarire il biochimico Marco Vastano, stiamo cercando finanziamenti per validare il nostro processo in ambito industriale". L'obiettivo è dare valore "a quell'olio alimentare esausto che non viene riutilizzato per la produzione di biodiesel a causa dell'elevato contenuto di acidi grassi, difficili e costosi da eliminare".

Grazie alla fermentazione che alcuni batteri del terreno fanno, i ricercatori hanno potuto superare l'ostacolo:

"che consente di eliminare gli acidi grassi dando olio pulito (utile per la produzione di biodiesel) e una bioplastica biodegradabile e biocompatibile utilizzabile per il packaging e anche per produrre dispositivi biomedicali".

Il processo "è a basso costo e modulabile, tiene a precisare Vastano, in modo da ottenere prodotti con caratteristiche personalizzate in base alle richieste del cliente".

Fonte: ANSA