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martedì 17 ottobre 2017

Calcolo futuro effetti estinzioni di massa

Fonte - ANSA - Calcolati guardando al futuro gli effetti che potrebbero esserci come conseguenza di una ipotetica estinzione di massa per nuove forme di vita. 


Recentemente è stato possibile calcolare gli effetti che potrebbero essereci dopo una ipotetica estinzione di massa per fare posto ad una nuova specie vivente:

Calcolo futuro effetti estinzioni di massa
Calcolo futuro effetti estinzioni di massa

Grazie a questo nuovo metodo di studio, gli effetti causati dalle estinzioni di massa, adesso risultano essere meno oscuri, riuscendo ad avere risposte più chiare!

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La scoperta è stata fatta e pubblicata sulla rivista scientifica Nature Communications da un gruppo di ricercatori guidati da David Button e coordinata dall'università britannica di Birmingham:

proprio nel momento in cui è in aumento la quantità di specie che stanno per estinguersi, dando vita ad altre forme di vita!

Quello che è stato fatto dalla ricerca è di ricostruire la cronostoria di ben 891 specie di animali vertebrati terrestri in un periodo temporale che va tra i 260 ed i 175 milioni di anni fa:


Pangea
Pangea

nel momento in cui erano in atto due estinzioni di massa che influenzarono fortemente l'equilibrio della specie che si trovava nel continente allora Pangea, favorendo il proliferare dei dinosauri e successivamente dei moderni vertebrati.

Calcolo futuro effetti estinzioni di massa
Fig.2

Il risultato è stato che tutte e due le estinzioni di massa, hanno portato effetti che hanno determinato un calo di diversità biologiche in cui nuove specie hanno avuto il predominio nella vastità del territorio allora Pangea:

L'estinzione che si è verificata al termine del periodo Permiano, è stata la più grande che sia mai avvenuta, in cui il 70% delle specie di vertebrati sparirono.

Le poche specie sopravvissute e le nuove che nacquerò, tra cui il listrosauro, vivevano assieme agli antenati dei mammiferi i cui fossili sono stati trovati recentemente in Russia, Cina, India, Africa e Antartide.

Fonte: ANSA

mercoledì 19 luglio 2017

Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti

Fonte - Sanihelp - Come curare l'ipotiroidismo è un dovere a cui 1 malato su 5 non ottempera, sottovalutando la gravità e gli effetti che questa malattia provoca nei soggetti che ne sono affetti! 


Curare l'ipotiroidismo è qualcosa che tutti coloro che ne sono affetti dovrebbero fare per non subire gli effetti e i disagi che ne deriverebbero:

Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti
Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti
Da alcune indagini, pare che 1 malato di ipotiroidismo su 5 non tenga nella dovuta considerazione questa malattia che è più grave di quanto possa sembrare.
Nel 2013 la levotiroxina è stato il farmaco più prescritto negli USA ed in Italia, primeggiando in questa speciale classsifica con le statine per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo ed i farmaci gastro-protettori.

Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti
Fig.1
Il 20% di coloro che sono affetti da ipotiroidismo affligge il genere femminile che ne è largamente più affetto rispetto a quello maschile:
si tratta di una precentuale che solo quella del diabete riesce a tenere testa come patologia più diffusa in Italia!
Grazie alle recenti scoperte con farmaci migliori e più efficaci, questa precentuale si è notevolemte abbassata, risultando di gran lunga migliore la vita che conducono coloro che ne sono affetti, i quali assumendo i farmaci opportunamente prescritti e seguendo le modalità dettate dal proprio medico, sono in grado di mantere sotto controllo i disturbi che ne derivano.

Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti
Fig.2
Le nuove formulazioni di farmaci in forma liquida e softgel si sono rivelate utili e preziose anche per coloro che soffrendo di patologie particolari come gastriti croniche, celiachia e malattie infiammatorie gastro-intestinali, soffronano di problemi di cattivo assorbimento.
Migliorando l'assorbimento migliora seppur di poco il fabbisogno di levo-tiroxina.
Per evitare rischi di sovra o sotto dosaggio è sempre bene effettuare periodici controlli e ritarare eventualmente il dosaggio in atto in base ai valori di TSH e di FT4, ormoni marker dell'omeostasi tiroidea farmacologica.

Fonte: SANIHELP

domenica 16 aprile 2017

Male alla schiena accorcia tempo di vita: effetto domino

Soffrire di male alla schiena accorcerebbe il tempo che ci resta da vivere, questo è quanto emerge da uno studio che è stato condotto recentemente: la causa sarebbe l'effetto domino! 


Il mal di schiena sembrerebbe essere una delle tante cause che accorcerebbero il tempo che ci resta da vivere, almeno secondo uno studio che è stato condotto dall'Università di Sydney:

Male alla schiena accorcia tempo di vita: effetto domino
Male alla schiena accorcia tempo di vita: effetto domino
Lo studio avrebbe rilevato come coloro che sono affetti da mal di schiena, abbiano una probabilità maggiore del 13% di morte prematura.
Lo studio in oggetto, avrebbe fatto in modo di esaminare soggetti che erano afetti da mal di schiena tra 4390 gemelli danesi aventi un età compresa tra i 70 ed i 102 anni:
I risultati, pubblicati sull'European Journal of Pain, sono stati successivamente comparati dai ricercatori della facoltà di Scienze della Salute dell'ateneo, con il registro delle morti.
«Le persone più anziane che denunciano dolore spinale hanno un maggior rischio del 13% di mortalità per anno di vita, ma la connessione non è causale», scrive il responsabile dello studio Paulo Ferreira.

Inoltre, Ferreira afferma come non sia rimasto affatto meravigliato da quanto emerso dallo studio:
«Il dolore alla schiena ha importanti conseguenze con il passare degli anni e le persone in genere non ne sono consapevoli».
In merito al fatto poi che i risultati non siano da considerarsi «causali», Ferreira lo traduce cosi:
«benché non vi sia una correlazione indipendente con la durata di vita, il dolore alla schiena tende a creare un effetto domino, che impatta negativamente sulla salute e accresce la probabilità di morte prematura».
Fonte: MSN

martedì 31 gennaio 2017

Cosa significa il Buco nell'Ozono: effetti e conseguenze

Cosa significa il Buco nell'Ozono: effetti e conseguenze di un fenomeno che va sempre più aumentando, mettendo a rischio seriamente le difese del pianeta in cui abitiamo. 


Il buco dell’ozono è il fenomeno che consiste nell’assottigliamento dello strato di ozono che si trova nella stratosfera e che filtra i raggi ultravioletti.

Cosa significa il Buco nell'Ozono: effetti e conseguenze
Cosa significa il Buco nell'Ozono: effetti e conseguenze
Si tratta di un fenomeno temporaneo che avviene in primavera sulle regioni polari.
A partire dagli anni ’80, però, accanto a questo fenomeno naturale si è osservato che alcuni gas, come i clorofluorocarburi (Cfc) contribuiscono alla riduzione dell’ozono.
Cosa significa il Buco nell'Ozono: effetti e conseguenze
Fig.1
Quando sull’Artico o sull’Antartide stazionano masse d’aria fredda stabili e isolate, chiamate vortici polari, la luce solare innesca la reazione che scinde i Cfc nei loro componenti: il cloro e il bromo.
Il cloro si lega quindi all'ozono e lo trasforma in ossigeno biatomico. Di conseguenza la concentrazione di ozono si riduce.
Lo strato di ozono svolge un ruolo fondamentale per la vita sulla Terra perché trattiene circa il 99% della radiazione ultravioletta proveniente dal Sole.

Cosa significa il Buco nell'Ozono: effetti e conseguenze
Fig.2
Senza il filtro dell’ozono i raggi ultravioletti costituirebbero un rischio:
possono essere infatti all’origine dei tumori della pelle, possono ridurre la fotosintesi con conseguenze negative sui raccolti, provocare la distruzione di una riserva di cibo fondamentale per la vita negli oceani come il fitoplancton. 
Leggi articolo originale
 

domenica 29 gennaio 2017

Quali effetti dalla Cannabis: positivi e collaterali

Quali effetti positivi e collaterali si possono avvertire dall'uso di Cannabis è l'argomento che vorei trattare con voi tutti oggi in questo articolo, visto che negli USA sono 2 milioni e 700.000 persone con un’età superiore ai 12 anni a fare uso di marijuana.

Quali effetti positivi e quali i collaterali che si possono riscontrare dall'uso di Cannabis, una domanda che trova pareri discordanti da ambo le parti, pro e contro:

Quali effetti dalla Cannabis: positivi e collaterali
Quali effetti dalla Cannabis: positivi e collaterali
Nel mondo sono molto diffuse le dipendenze, basti pensare che solo negli Stati Uniti 2 milioni e 700.000 persone con un’età superiore ai 12 anni hanno una dipendenza da marijuana.
Sospenderne il consumo può causare degli effetti pesanti sull’organismo, come disturbi del sonno, ansia, aggressività e irritabilità.
Le sostanze responsabili degli effetti nocivi sul corpo avrebbero un ruolo determinante nell’alterazione dello sviluppo delle connessioni fra i neuroni.
In chi consuma abitualmente questa sostanza è stata riscontrata una vera e propria riduzione delle fibre che collegano i neuroni in alcune aree del cervello.

Quali effetti dalla Cannabis: positivi e collaterali
Fig.1
Si tratta, ad esempio, delle regioni dedicate all’autocoscienza e alla capacità di ricordare e di apprendere nuove informazioni.

Quali effetti positivi

Il delta-9-tetraidrocannabinolo, chiamato Thc, è il più conosciuto principio attivo della cannabis, che è stato isolato per la prima volta nel 1964 in Israele.

La ricerca scientifica continua a studiare le potenzialità di questa sostanza dal punto di vista terapeutico ed esistono alcune prove a favore di effetti benefici sull’organismo umano. Si tratta di:
effetti analgesici – il principio attivo della cannabis è considerato dalla ricerca scientifica un analgesico, che potrebbe essere utilizzato per alleviare delle forme di dolore.
Gli esperti spiegano che questa sostanza può essere utilizzata soprattutto quando gli analgesici non hanno alcun effetto sui pazienti terminali.

In commercio esistono attualmente diversi medicinali, come il Sativex, che viene usato in diversi Paesi (anche in Italia), con indicazioni specifiche sul trattamento della sclerosi multipla;
effetti positivi nel Parkinson – altri studi effettuati di recente sottolineano il ruolo positivo che avrebbe questo principio attivo nel trattamento di alcune malattie degenerative, come il Parkinson.
In realtà non esistono ancora farmaci specifici realizzati con questa sostanza;
per stimolare l’appetito – alcune ricerche scientifiche hanno messo in evidenza che la cannabis riuscirebbe a stimolare l’appetito.
Per questo motivo potrebbe essere utilizzata in casi di inappetenza in pazienti terminali o in casi di perdita di appetito a causa della chemioterapia.

Quali effetti collaterali

Bisogna ricordare che la cannabis può essere considerata un farmaco solo se viene utilizzata come tale, con un uso controllato in ambito medico.
L’abuso non porta ad alcun beneficio e può scatenare l’insorgenza di diversi effetti collaterali, anche molto gravi:
  • difficoltà nell’apprendimento,
  • paranoia e psicosi,
  • dipendenza,
  • disturbi nel coordinamento dei movimenti,
  • riduzione della memoria, sia a breve che a lungo termine,
  • modifiche nella capacità di giudizio,
  • frustrazione nel raggiungimento di alcuni obiettivi di vita,
  • ansia, depressione, disordini psichici, con il rischio di arrivare alla schizofrenia, specialmente in persone
  • predisposte,
  • alterazioni nello sviluppo cerebrale del feto e dell’adolescente,
  • riduzione della capacità di reazione nel corso della guida di una vettura,
  • tosse con catarro,
  • febbre.
Fonte: http://www.tantasalute.it


giovedì 19 gennaio 2017

Nucleazione come funziona quali effetti nella materia

Nucleazione un processo che deriva da vari effetti come l'acqua che bolle in una pentola, dalla formazione delle nuvole e dei cristalli.

Nucleazione un processo che nasce come conseguenza di effetti come quello dato dall'ebollizione di una pentola d'acqua oppure il formrsi di nubi e cristalli:

Nucleazione come funziona quali effetti nella materia
Nucleazione come funziona quali effetti nella materia
Ma cosa hanno in comune l’acqua che bolle in una pentola, le nuvole e i cristalli di zucchero che usiamo per dolcificare il tè?
Per quanto diversi, tutti questi fenomeni hanno origine dalla nucleazione, un processo fisico che innesca il riarrangiamento strutturale della materia.

Ricercatori dell’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, e dell’Università di Harvard, negli Stati Uniti, hanno ora illustrato il meccanismo molecolare alla base di questo fenomeno.
I risultati potrebbero avere ricadute in ambiti diversi, dalla terapia di malattie degenerative, come l’Alzheimer, allo sviluppo di nuovi materiali con le nanotecnologie.
La nucleazione è l’evento scatenante di molti passaggi di stato:
l’ebollizione, la condensazione e la sublimazione sono tutti fenomeni che richiedono la formazione di piccole unità del nuovo stato della materia, che si propagherà poi spontaneamente al resto della sostanza.
Si tratta di una transizione che avviene in condizioni termodinamiche specifiche e che riguarda anche fenomeni non correlati direttamente ai passaggi di stato, come la cristallizzazione o l’assemblamento spontaneo di filamenti proteici.
Persino nei Soda geyser innescati da alcune caramelle c’è lo zampino della nucleazione. Ma se è la nucleazione a innescare tutti questi fenomeni, che cosa innesca la nucleazione?
Per spiegare il processo di nucleazione Anđela Šarić, primo autore dello studio apparso sulla rivista The Journal of Chemical Physics, suggerisce di pensare al modo in cui una tranquilla cena tra amici si può trasformare in una festa scatenata:
«questo passaggio richiede generalmente che un gruppetto di persone inizi a ballare nello stesso momento».
Si crea così un nucleo di persone attorno alle quali anche le altre inizieranno a ballare. Se questo gruppetto rimane di piccole dimensioni, è probabile che venga ignorato dagli altri. Tuttavia, oltre una certa dimensione, il “nucleo” iniziale attirerà sempre più persone, fino a trasformare l’intero gruppo di persone in unica massa danzante.

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