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domenica 4 febbraio 2018

Come mantenere cervello giovane: proprietà insalata

Fonte -Sanihelp.it - Come mantenere il cervello sempre giovane, nonostante il trascorrere del tempo e l'invevcchiamento inevitabile del nostro organismo, grazie alle proprietà dell'insalata! 


Mantenere il nostro cervello sempre giovane, capace di essere reattivo e pronto di riflessi, è una priorità che molto spesso viene sottovalutata da molti:

Come mantenere cervello giovane: proprietà insalata
Come mantenere cervello giovane: proprietà insalata

si fa sempre di tutto ed anche di più per mantenere e cercare di avere un corpo giovane, privo di rughe per nascondere l'incedere del tempo che inveec avanza inesorabile per chiunque, sottovalutando la possibilità ed anche il dovere di cercare in ogni modo di mantenere il nostro cervello sempre giovane!

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Non tutti forse sanno che per mantenere sempre giovane e verde il proprio cervello è qualcosa che si può fare semplicemente mangiando della fresca, buona e sempre verde insalata:

Come mantenere cervello giovane: proprietà insalata
Fig.1

da uno studio effettuato di recente, pare che alcuni ricercatori del Rush University Medicale Center di Chicago siano riuciti a scoprire che tutti i coloro che consumano una o due porzioni di isalata o verdure verdi in generale al giorno, abbiano più possibilità di avere un cervello più reattivo e giovane!

Come mantenere cervello giovane: proprietà insalata
Fig.2

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Neurology, in cui sono stati resi noti i risultati di quanto emerso, ovvero sia che: il cervello cosi facendo, riesca ad essere più cautelato dall'invecchiamento e dalla demenza, rispetto a chi invece non consuma verdure ed insalata verde di almeno una decina d'anni.

Si tratta di un importante valore quello che la ricerca è stata in grado di scoprire, che a visto come soggetti dello studio, individui compresi in una fascia di età tra i 58 ed i 99 anni:

divisi in gruppi in base al consumo di vegetali come radicchio, spinaci o cavoli, si è chiesto successivamente di compilare un questionario riguardo le proprie abitudini alimentari durante un periodo di tempo di 5 anni.

In questi 5 anni i sogetti sono stati sottoposti svariate volte a test neuropsicologici i cui risultati hanno stabilito che:

Come mantenere cervello giovane: proprietà insalata
Fig.3

coloro che hanno consumato una o due porzioni di verdura ed insalata al giorno si sono dimostrati più giovani di ben 11 anni a livello cerebrale, rispetto a coloro che invece non hanno consumato queste quantità di insalata!

Chiaramente va sottoòineato che non è soltato l'assunzione di insalata e verdure che ha contribuito a tale condizione del cervello, bensì si è trattato di un ulteriore possibilità che associata ad altre abitudini come:

il livello di istruzione, l'attività fisica, il consumo di alcol, il fumo di sigaretta, l'obesità e la depressioneha fatto in modo di mantere il proprio cervello più giovane rispetto ad altri.

Fonte: Sanihelp.it

martedì 26 dicembre 2017

Cosa controlla evoluzione cervello: gene Clock

Fonte - ANSA - Cosa controlla l'evoluzione del cervello, l'argomento che tratterò con voi in questo post che vedrà come protagoista un gene che si trova nell'orologio biologico: gene Clock! 


L'evoluzione del cervello è da sempre uno degli interrogativi che si è posto l'essere umano, un interrogativo di non poco conto a cui partecipano tanti fattori fra cui l'orologio biologico:

Cosa controlla evoluzione cervello: gene Clock
Cosa controlla evoluzione cervello: gene Clock

grazie ad un gene chiamato Clock, questi ha il controllo dell'evoluzione del nostro cervello, facendo di fatto partecipe quell'apparato che non solo ha il controllo del senso di fame o di sonno, ma anche quello che riguarda l'evolzuione del cervello umano!

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Cosa controlla evoluzione cervello: gene Clock
Fig.1

La scoperta è stata fatta grazie ad uno studio condotto dal Southwestern Medical Center dell'università del Texas (UT), pubblicato sulla rivista Genes & Development.

Il risultato che è arrivato a conclusione dello studio, ha permesso di comprendere come determinate proteine prodotte da questo gene, abbiano un ruolo fondamentale nei processi neurali, attraverso i quali gli stessi neuroni trovano il loro esatto collocomanto nel cervello:

Cosa controlla evoluzione cervello: gene Clock
Fig.2

"Ora abbiamo la prova che Clock regola molti geni al di fuori dei ritmi circadiani, quindi possiamo collocarlo come un punto chiave nella gerarchia di importanti percorsi molecolari per lo sviluppo e l'evoluzione del cervello umano", ha spiegato Genevieve Konopka, del Peter O'Donnell Jr. Brain Institute della UT Southwestern.

Si tratta senza ombra di dubbio di una vera e proria sorpresa anche per gli stessi ricercatori che non si apsettavano certamente nulla di tutto ciò:

"Una nuova funzione del gene Clock nel cervello, non direttamente correlata ai ritmi circadiani, era inaspettata e il suo possibile ruolo nell'evoluzione della neocorteccia umana è molto eccitante", ha commentato Takahashi della UT Southwestern, tra gli autori dello studio.

Dal momento che le dimensioni del cervello umano sono maggiori rispetto a quello degli animali, i ricercatori hanno concentrato le loro ricerche sul fatto che determina l'intelletto del cervello umano:

quindi hanno studiato quell'area che è strettamente legata allo sviluppo del pensiero superiore in cui risiede la memoria dell'apprendimento, nota con il termine di neocorteccia.

Ciò che ne è conseguito e che il gene Clock agisce da vero e proprio regista delle attività di sviluppo ed evoluzione, regolandone l'insieme dei geni che ne determinano il grado di evoluzione!

Fonte: ANSA

venerdì 15 dicembre 2017

Come ricordare il passato e programmare il futuro

Fonte - ANSA - Come ricordare il passato e programmare il futuro, tutto sta nel nostro cervello, dove l'immaginazione trova il suo maggiore sostentamento! 


Sta tutto nel cervello il sostentamento necessario affinchè possiamo ricordare il passato e programmare il nostro futuro come meglio crediamo:

Come ricordare il passato e programmare il futuro
Come ricordare il passato e programmare il futuro

Essere capaci di rammentare un determinato episodio accaduto durante l'infanzia, oppure immagiare come affrontare qualcuno o qualcosa prima ancora che la facciamo, sono processi che trovano la loro realizzazione totale all'interno del nostro cervello!

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Come reagisce cervello al giudizio altrui: formula matematica


Si tratta dell'incredibile versatilità che il cervello di un essere umano possiede tra miliardi di neuroni si celano quelle energie tali da alimentare la "nostra immaginazione":

un concetto non campato in aria, bensì frutto di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Human Behavior in cui si è analizzato il cerevello umano da parte dell'Università Israeliana Bar-Ilan e dell'Istituto di Neuroscienza Cognitive dell'Università College di Londra.

Lo studio ha riguardato una attenta analisi dell'attività cerebrale di 41 soggetti volontari i quali si sono sottoposti ad essere esaminati durante le loro esperienze personali tramite una risonanza magnetica funzionale:

Come reagisce cervello al giudizio altrui: formula matematica
Fig.1

sono stati fotografati varie regioni del cervello illuminandole nel preciso momento in cui queste stavano eseguendo la loro precisa attività funzionale!

Come reagisce cervello al giudizio altrui: formula matematica
Fig.2
Proprio in quel preciso momento i ricercatori sono stati in grado di individuare come il cervello, affinchè ci possa permettere di tornare indietro nel tempo quando eravamo bambini oppure ci possa portare nel futuro che ancora deve accadere, scomponga una esperienza in vari segmenti.

Vladimir Axelrod, primo autore dello studio ha dichiarato come:

"Ciascuna esperienza personale non è un'entità unica e indivisibile, come suggerisce la nostra impressione soggettiva, ma il risultato di una combinazione di differenti componenti".

I ricercatori ne hanno individuate tre:

"Quando ricordiamo un evento, come una festa di compleanno - ha spiegato Axelrod - si attivano nel cervello differenti sistemi cognitivi. Uno, ad esempio, serve a recuperare l'evento dall'archivio della memoria, un altro permette di ricostruire la scena in modo vivido nella mente, e un terzo di contestualizzarla".

Fonte: ANSA

martedì 7 novembre 2017

Come reagisce cervello al giudizio altrui: formula matematica

Fonte - ANSA - Come reagisce il nostro cervello al giudizio altrui, nel momento in cui entra in gioco la nostra autostima a proteggere l'ego che ci contraddistingue gli uni dagli altri. 


Come reagisce il cervello nel momento in cui gli altri esprimono un giudizio nei nostri confronti, mettendo alla prova il livello di autostima che ogniuno di noi possiede:

Come reagisce cervello al giudizio altrui: formula matematica
Come reagisce cervello al giudizio altrui: formula matematica

chi di più chi meno, siamo tutti sucettibili al giudizio altrui, che scatena reazioni al cervello che stimolato apre le porte ad una caratteristica unica per ogni individuo, meglio nota con il termine di autostima!

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Grazie ad una formula matematica, si è riusciti a speigare come agisce il cervello nel momento in cui siamno sottoposti ad un giudizio da parte degli altri, producendo una fluttuazione della nostra autostima:

la spiegazione di questa formula matematica, è stata pubblicata e descritta nelle rivista scientifica eLIfe da parte dell'University College di Londra, aprendfo di fatto la strada a scoprire come individuare i soggetti a rischio disturbi psichiatrici!

Il coordinatore dello studio che ha portato alla scoperta di questa formula matemamtica, Geert-Jaun Will afferma che:

"La bassa autostima è un fattore di vulnerabilità per molti problemi di natura psichiatrica, come l'ansia, la depressione e i disordini alimentari".
"In questo studio, prosegue l'esperto, abbiamo identificato esattamente cosa accade nel cervello quando l'autostima va su e giù. Speriamo che questa scoperta possa aiutarci a capire come si sviluppano i problemi mentali, migliorandone la diagnosi e il trattamento".

Come reagisce cervello al giudizio altrui: formula matematica
Fig.1

Il metodo su cui è stata costruita la formula matematica, si basa su un'esperimento che ha visto partecipare 40 individui volontari, a cui si è rivolta la domanda di caricare il profilo di ogniuno di loro su un database online in cui avrebbero avuto in cambio dei "like" da 184 persone sconosciute.

In realtà, il "like" è stato dato da uno speciale algoritmo che ha elaborato giudizio differenti per ogni singolo individuo a seconda del proprio profilo. 

Mentre veniva fatta questo test, il cervello di ogni individuo che ha partecipato è stato messo sotto controllo attraverso una risonanza magnatica, mentre il grado di autostima veniva valutato tramite un questionario.

"Abbiamo scoperto che l'autostima oscilla non solo in base al giudizio altrui, ma soprattutto in base alle nostre aspettative circa le valutazioni degli altri", chiarisce meglio Will. I livelli più bassi, infatti, si raggiungono quando riceviamo un giudizio negativo da persone a cui credevamo di poter piacere.

Infine a completamento del test, l'effetto che si è avuto in un modello computazionale, è stato messo a confronto con alcune immagini del cervello monitorato tramite risonanza magnetica, osservando che:

gli individui che hanno registrato un livello di autostima irregolare, hanno evidenziato maggiore propensione a sintomi depressivi con stati di ansia evidenti!

Il loro cervello reagisce ai giudizi inaspettati in maniera particolarmente vivace in due regioni coinvolte nell'apprendimento e nella valutazione: l'insula e la corteccia prefrontale. 

Fonte: ANSA

lunedì 9 ottobre 2017

Differenze maschio vs femmina: risposta nel cervello

Fonte - ANSA - Differenze individuali del maschio e della femmina, la risposta è nel cervello, dove risiedono le maggiori differenze e peculiarità. 


Tra maschi e femmine c'è un universo di differenza, a partire dal fattore estico fino ad arrivare alle senzazioni più profonde e sensibili dell'anima:

Differenze maschio vs femmina: risposta nel cervello
Differenze maschio vs femmina: risposta nel cervello

per la prima volta è stato fatto una specie di censimento delle maggiori caratteristiche che differenziano i maschi dalle femmine, eseguendo questo test su dei topi.

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Il primo censimento ha portato a contare tutte le diferenze che esistono tra maschi e femmine, attraverso un analisi attenta del cervello dei topi:

quello dell'esemplare maschio dalle dimensioni più grandi rispetto a quello delle femmine, ma nonostante ciò pare che quest'ultimo sia molto più ricco di neuroni nelle aree più profonde e segrete che determinano i comportamenti dal punto di vista sociale!

Tale particolarità, conferisce alle femmine un atteggiamento molto più intuitivo e sensibile rispetto a quello dei maschi che risultano più superficiali e meno emozionali.

Differenze maschio vs femmina: risposta nel cervello
Fig.1

Tra i due sessi le posizioni positive si capovolgono se andimao a analizzare i rapporti sessuali, che vedono i maschi molto più prolifici di neuroni nella parte più primitiva del cervello. 

Questa sorta di analisi delle differenze tra esemplari maschi e femmine è stata condotta da un gruppo di neuroscienziati del Cold Spring Harbor Laboratory, negli Stati Uniti che hanno utilizzato una tecnica nota con il nome di 'qBrain' ('cervello quantitativo'):

In sostanza questa tecnoligia è basata su un piattaforma automatizzata che si presta alle analisi di queste differenze anche sulla specie dei mammiferi, compreso l'uomo!
Differenze maschio vs femmina: risposta nel cervello
Fig.2

Giorgio Vallortigara, docente di psico biologia e psicologia del Cimec spiega che:

"Fare il censimento dei neuroni permette di ottenere molte più informazioni rispetto alla semplice misurazione del volume del cervello e delle sue parti".

"Per valutare l'intelligenza e la funzionalità di un cervello, è necessario conoscere quali tipi di cellule lo compongono nelle varie parti e la loro densità".

E' proprio valutando questi parametri che sono emerse differenze insospettabili tra i due sessi.

"Lo studio dimostra che nella corteccia cerebrale maschi e femmine presentano lo stesso numero di neuroni, mentre le cose cambiano in 11 zone più profonde e ancestrali".

Ad esempio i maschi hanno una quantità maggiore di neuroni all'interno di una piccola regione dell'ipotalamo, chiamata nucleo preottico posterodorsale:

"una cosa che ci potevamo attendere - commenta l'esperto - visto che la regione in questione è deputata ad una funzione prettamente maschile come l'eiaculazione".

Tutta un altra storia per quel che riguarda la altre 100 aree profonde del cervello in cui sono le femmine ad avere la meglio:

risultando essere molto più sofisticate e complesse nei loro comportamenti sociali!

Fonte: ANSA

lunedì 2 ottobre 2017

Animali senza cervello dormono: scoperto primo caso

Fonte - ANSA - Animali che dormono anche se sono privi di cervello, la scoperta recente che è stata fatta riguardo le meduse Cassiopea che prive di sistema nervoso centrale riescono a dormire! 


Dormono anche gli animali privi di sistema nervoso centrale, ovvero sia quella parte comandata dal cervello, proprio come le meduse Cassiopea che recentemente sono state viste dormire:

Animali senza cervello dormono: scoperto primo caso
Animali senza cervello dormono: scoperto primo caso

A scoprire questa eccezzionale fenomeno sono stati i ricercatori del California Institute of Technology grazie ad uno studio che è stato pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology.

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Lo studio dimostra come il sonno sia un fenomeno decisamente più antico e per certi vresi dalle origni molto più primitive di quanto ad oggi si sia potuto ipotizzare:

Animali senza cervello dormono: scoperto primo caso
Fig.1

"Potrebbe non sembrare sorprendente che le meduse dormano: dopo tutto i mammiferi dormono, e anche altri invertebrati come i vermi e i moscerini della frutta. Da un punto di vista evolutivo, però - sottolinea il ricercatore Ravi Nath - le meduse sono gli animali più antichi che sappiamo essere in grado di dormire. Questa scoperta genera molte domande: il sonno è una proprietà tipica dei neuroni? Oppure, spingendosi ancora oltre: le piante dormono?".

Un organismo perchè possa essere ritenuto "dormiente" deve per forza di cose dare dimostrazione di di essere in grado di attraversare una fase biologica ridotta nota con il termine di quiescenza:

la quiescenza è quella fase in cui il cervello è meno reattivo agli stimoli e ha bisogno di una sollecitazione molto forte per addormentarsi nel caso in cui si venga privati del sonno!

I ricercatori californiani sono stati in grado di dimostrare come tutte e tre queste condizioni per le meduse Cassiopea, piccoli organismi argentati grandi quanto una moneta da un dollaro che vivono sul fondo delle paludi di mangrovie.

Fonte: ANSA

venerdì 22 settembre 2017

Robot individua neuroni cervello

Fonte - ANSA - Robot in grado di individuare i neuroni del cervello, si tratta del primo esemplare mai costruito capace di intercettare automaticamente i neuroni registrandone l'attività elettrica. 


Un robot, il primo esemplare in assoluto, capace di individuare i neuroni del cervello automaticamente, intercettandoli e registrandone l'attività elettrica in maniera precisa e dettagliata:

Robot individua neuroni cervello
Robot individua neuroni cervello
decisamente un opportunità notevole visto la precisione e l'accuratezza che questo robot riesce ad avere rispetto a quanto non si riesca a fare con i più esperti biologi umani!
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Il robot in questione è stato realizzato e per cosi dire "addestrato" all'Imperial College di Londra e le sue caratteristiche tecnoche sono state descritte nella rivista sceientifica Neuron.

Tra gli "insegnanti" del robot c'è anche il nostro esperto in nanotecnologie Luca Annecchio, il quale ha affermato che si tratta di una opportunità questa che offre il robot di velocizzare in maniera importante la ricerca sul cervello e sulle malattie neurodegenerative, l'Alzheimer su tutte.

l'esperto in nanotecnologie Luca Annecchio
l'esperto in nanotecnologie Luca Annecchio
"Il nostro sistema è in grado di posizionare automaticamente dei microelettrodi sulla membrana di neuroni che sono stati precedentemente 'taggati' e resi riconoscibili con proteine fluorescenti. A posizionamento ultimato, il sistema robotico 'cattura' il neurone, aspira una piccola porzione della sua membrana, la perfora e ottiene registrazioni della sua attività elettrica". Questa tecnica, nota come 'patch clamp in vivo', "è estremamente laboriosa e finora è stata eseguita manualmente solo da pochissime persone nel mondo, perché richiede molta esperienza.
L'esperto sannita in nanotecnologie prosegue la sua spiegazione, dicendo anche che:
Il nostro gruppo è stato il primo ad automatizzare questa tecnica attraverso un sistema robotico". E i risultati sono stati sorprendenti. "Abbiamo comparato le performance della nostra piattaforma con l'approccio manuale convenzionale - racconta l'esperto - e abbiamo osservato che il nostro sistema robotico è più veloce e accurato rispetto agli operatori umani. L'impatto di tale automazione ha il potenziale per rendere questi esperimenti più accessibili e permettere a più laboratori nel mondo di usarla nella ricerca neuroscientifica e biotecnologica".
Ad oggi il robot è stato messo in prova lavorando soltanto sui ratti:
"ma ha il potenziale per essere esteso anche ad altri modelli. Il passo successivo sarà quello di impiegarlo per studiare in che modo i circuiti neurali vengo modificati dall'Alzheimer così come da altre malattie neurodegenerative o neuropatie".
Fonte: ANSA

sabato 29 luglio 2017

Quali regole seguono le piante per crescere

Fonte - ANSA - Quali regole seguono le piante per crescere e svilupparsi, seppur in terreni e condizoni di clima differenti: strategie e modus operandi che le rendono simili al cervello umano! 


Le piante per crescere e vilupparsi seguono determinate regole che nonostante siano in terreni e condizioni di clima differenti l'una dall'altra, sono le stesse che fanno rifermento il nostro cervello:

Quali regole seguono le piante per crescere
Quali regole seguono le piante per crescere
infatti entrambi, sia le piante che il cervello,si comportano seguendo lo stesso modus operandi matematico, il che fa presupporre che ci sia una logica universale che qualsiasi organo biologico segue perchè possa crescere e svilupparsi!
Nella rivista scientifica Current Biology è stata pubblicata questa teoria, descrivendo dettagliatamente tutti i riferimenti e le prove che confutano tale ipotesi.
Questa scoperta è stata fatta da un team di fisici dell'Istituto americano Salk Institute, coordinato da Saket Navlakha, con lo scopo di verificare a dispetto del fatto che le piante si possano trovare in condizioni differenti tra loro, se potesse esistere una strategie perchè possano crescere e svilupparsi tutte quante allo stesso modo.
Per riusciere a trovare tale codizione i ricercatori hanno coltivato più o meno 600 piante di sorgo, tabacco e pomodoro in differenti condizioni di luce, umidità per circa 30 giorni, analizandone periodicamente la loro crecsita attraverso una tecnica speciale di scansione 3D.

Ciò che ne è risultato ha fatto dedurre i ricercatori che aldilà della specie e le condizoni di crescita, la quantità dei rami è risultata essere maggiore nelle prossimità del cetnro della pianta:
la direzione della crescita di ogniuno di essi, ha lugo indipendentemente da quella di ogni ramo!
Appare evidente come le regole di sviluppo modulari delle piante si sia rivelata ottimale, potendo essere descritta da una regola matematica:
la stessa che regola la crescita dei neuroni del cervello, cosi spiega il neurobiologo molecolare Charles Stevens, che ha partecipato alla ricerca.
Fonte: ANSA

domenica 16 luglio 2017

Cosa causa anoressia: trovate spie nel cervello

Fonte - ANSA - Cosa causa l'anoressia in un essere umano, una patologia che affligge molti individui e che nonostante le campagne di informazione, dilaga con costante aumento: trovate le spie nel cervello! 


Una recente ricerca ha permesso di individuare in determinate aree del cervello le spie che provocano l'anoressia in un individuo, alterandone la comunicazione fra aree diverse e la percezione del corpo:

Cosa causa anoressia: trovate spie nel cervello
Cosa causa anoressia: trovate spie nel cervello
Stanno nel cervello le spie che darebbero modo di intercettare i primi sintomi dell'anoressia, sin dalle prime fasi di coloro che ne sono affetti.
La recente scoperta è stata effettuata da un gruppo di ricercartori italiani coordinati da Santino Gaudio, visiting reasercher presso il dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Upsala University:
i risultati dello studio sono poi stati pubblicati sulla rivista scientifica Psychiatry research Neuroimaging.
La ricerca che ha portato ad individuare le spie che darebbero luogo al disturbo anoressico, è stata condotta a Roma nel centro clinico per i disturbi alimentari "La cura del girasole" Onlus e nei pressi dell'unità di ricerca di diagnostica per immagini dell'Università Campus Bio-Medico.

Ciò che i ricarcatori hanno potuto osservare è che il disturbo anoressico altera le strutture comunicative di determinate aree del cervello che riguardano il controllo cognitivo e la percezione dell'immagine del proprio fisico:

Cosa causa anoressia: trovate spie nel cervello
Fig.1
Ecco dunque il perchè i soggetti che sono afflitti da anoressia credono fermamente che il loro corpo sia imperfetto e sproporzionato rispetto a come dovrebbe essere secondo loro!
Fonte: ANSA

venerdì 30 giugno 2017

Sonda esplora parti segrete del cervello umano

Una sonda che è in grado di esplorare le parti più segrete e recondite del cervello umano, la nuova idea che tecnologica che svelerà ciò che fino ad oggi è stato impossibile rivelare! 


Esplorare le parti più segrete del cervello umano pare che la tecnologia sia riuscita adesso a farlo, grazie ad una sonda microscopica capace di raggiungere e rivelare le parti più segrete:

Sonda esplora parti segrete del cervello umano
Sonda esplora parti segrete del cervello umano
Il primo passo pare sia stato fatto per aprire una nuova frontiera che consenta di realizzare apparati tecnologici capaci di diagnosticare senza essere troppo invasivi i disturbi neurologici e le malattie degenerative!
Tale opportunità permetterà di stabilire le rigini e di conseguenza le terapie opportune da effettuarsi nei pazienti affetti da degenerazione neurale e disturbi neurologici.
Il contributo della scienza italiana alla realizzazione di questa sonda specile è stato notevole, grazie alla partecipazione che hanno avuto i ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia di lecce a cui capo c'è Ferruccio Pisanello e Massimo De Vittorio con i quali hanno collaborato anche il laboratorio di Bernardo Sabatini della Harvard Medical School di Boston.
Istituto Italiano di Tecnologia
Istituto Italiano di Tecnologia
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature Neuroscience mettendo in luce come la tecnologia che è stata usata per realizzare la sonda, sia basata sulla possibilità di utilizzare la luce per fare in modo di attivare o disattivare i neuroni:
tale tecnologia è nota con il nome di optogenetica!
Ciò che i ricercatori italiani hanno cercato di fare è stato quello di superare il limite che il cervello ha nel fare propagare la tecnica che abbiamo descritto prima:

Optogenetica - Illuminare i neuroni
Optogenetica - Illuminare i neuroni
Infatti essendo un tessuto opaco, la distribuzione della luce è difficoltosa e propagarla risulta pressochè impossibile.
Per questo motivo è stato realizzato un dispositivo elettronico in grado di proiettare la luce in maniera uniforme su grandi volumi cerebrali ed al contempo illuminare selettivamente determinate zone del cervello in maniera controllata.
La microsonda è costituita da una fibra ottica di forma conica con una punta di circa 500 nanometri, l'equivalente di 20 volte più piccola di un neurone (un nanometro corrisponde ad un miliardesimo di metro).
La sua struttura è stata progettata in modo da ottenere una guida ottica in grado di adattare il fascio di luce alla regione del cervello che si vuole esaminare, senza spostare il dispositivo.

In questo modo si possono esplorare le aree cerebrali più profonde in modo non invasivo, non solo per controllarne l’attività ma anche per ristabilirne il corretto funzionamento.

Fonte: ANSA

giovedì 15 giugno 2017

Super intelligenza umana entro il 2030

Esseri umani dall'intelligenza super dotati di chip nel cervello e ricordi trapiantati e molte altre cose che hanno del sopranaturale: tutto ciò entro il 2030! 


Entro il 2030 l'essere umano potrà avere un intelligenza super, ben ladilà di quanto si possa immaginare al giorno d'oggi:

Super intelligenza umana entro il 2030
Super intelligenza umana entro il 2030
Dai chip nel cervello fino al trapianto di ricordi, la ricerca brucia le tappe aldilà di ogni più rosea aspettativa, anticipando i tempi evolutivi che comandano da sempre la crescita intellettiva degli esseri viventi.
La ricerca dunque si sta concentrando nel settore delle neuroscienze edell'intelligenza artificiale, particolarmente sulle pratiche che ad oggi sono solo fattibili nella fantascienza:
chip trapiantati nel cervello cosi come i ricordi!
A dimostrazione di quanto detto ci sono i 150 studi che sono stati eseguiti e condotti da oltre 600 ricercatori in tutto il mondo i quali sono stati premiati con il riconoscimento 'Frontiers Spotlight Award'.
"Entro il 2030 il potenziamento dell'intelligenza con impianti nel cervello non sarà più soltanto oggetto di ricerca: le persone dovranno fare i conti con la realtà di questo nuovo paradigma", afferma il neuroscienziato Mikhail Lebedev della Duke University.
"Questa raccolta di ricerche - sottolinea l'esperto, che ha contribuito alla sua redazione - dovrebbe mettere in allerta gli scienziati e l'opinione pubblica sulle possibili implicazioni etiche, mediche e legali".

Super intelligenza umana entro il 2030
Fig.1
"Sarete meravigliati da quanto saremo avanti nel 2030", gli fanno eco Ioan Opris, della Leonard M. Miller School of Medicine di Miami, e Manuel Fernando Casanova, dell'Università di Louisville negli Usa.
"Ci saranno tante possibilità quante sono le idee prodotte dall'immaginazione dei ricercatori". Un assaggio viene proprio da uno degli studi premiati:
condotto alla Wake Forest School of Medicine del North Carolina, ha permesso di 'trapiantare' i ricordi dal cervello di un topo ad un altro.
Fonte: ANSA

sabato 10 giugno 2017

Migliore comunicazione polpastrello bionico con cervello

Migliore comunicazione tra il cervello ed il polpastrello bionico quella che è stata ottenuta recentemente, affinchè si potesse avere una interazione per percepire meglio il senso tattile con il cervello. 


Recentemente è stata migliorata la comuicazione tra il cervello ed il polpastrello bionico, ottenendo dei risultati straordinari riguardo una migliore sensazione tattile delle cose:

Migliore comunicazione polpastrello bionico con cervello
Migliore comunicazione polpastrello bionico con cervello
La tecnologia tutta italiana che ha permesso di realizzare un polpastrello bionico, ha consentito di potere imparare meglio ciò che il cervello invia al senso tattile delle dita bioniche che vengono applicate per coloro che ne sono rimasti offesi.
Nei laboratori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (Sissa), alcuni neuroscienziati stanno lavorando alle protesi delle dita bioniche:
Lo scopo del loro lavoro è quello di migliorare sempre di più l'interazione che si stabilisce tra il cervello e le protesi bioniche sfruttando la trasduzione dei segnali nervosi che generano le percezioni dei topi, tramite le vibrazioni dei loro baffi!
"I baffi del ratto sono dei trasduttori di segnale proprio come i nostri polpastrelli:
condividono gli stessi meccanismi, anche se svolgono la loro funzione con modalità diverse", spiegano Fabrizio Manzino e Stefano Parusso, consulenti tecnici del Laboratorio di percezione tattile e apprendimento guidato da Mathew E. Diamond alla Sissa.
Per adesso, i ricercatori si trovano in una fase di test sperimentale che possa consentire loro di confrontare i segnali che i baffi dei topi generano e quelli che invece genera il polpastrello artificiale della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.
La protesi bionica dopo che sarà stata perfezionata, potrà essere connessa direttamente ai topi, cosi da osservare gli effetti che potrà produrre, riuscendo a dialogare con il cervello cosi come fanno i baffi.
Fonte: ANSA

domenica 12 marzo 2017

Come ricostruire evoluzione cervelli grandi: modello matematico

Come ricostruire la storia evolutiva dei cervelli realitvamente più grandi del mondo animale, come quello umano, attraverso un modello matematico. 


Ricostruire la storia evolutiva dei cervelli più grandi del mondo animale, non è mai stato semplcie ne tanto meno chiaro come poterlo fare:

Come ricostruire evoluzione cervelli grandi: modello matematico
Come ricostruire evoluzione cervelli grandi: modello matematico
Alcuni ricercatori dell'università di Losanna, guidati da Mauricio González-Forero, hanno pubblicato sulla rivista PLOS Computational Biology, uno studio che ha portato a ideare un modello matematico che ne consentisse la ricostruzione! 
L'evoluzione di alcuni cervelli realtivamente grandi del mondo animale, è segno di elevata capacità cognitiva che si è potuta sviluppare, grazie a determinate ciricostanze ambientali, culturali, sociali e ecologiche, ma la strada che porta a poterene ricostruire l'evoluzione non è mai stata molto chiara.
Lo studio condotto dai ricercatori dell'università di Losanna, ha calcolato quanto il cervello umano dovrebbe essere grande nelle diverse fasi della vita di un individuo, a seconda di diversi scenari evolutivi possibili.
Il modello ha calcolato il modo in cui il cervello spende energia nelle capacità che permettono all'individuo di ottenere energia dall'ambiente, ovvero di procurarsi del cibo, e come queste capacità a loro volta contribuiscano a far crescere il cervello.

In questo modo permette di calcolare quanta energia viene utilizzata per supportare la crescita del cervello in età diverse.

Fonte: Ansa

martedì 7 marzo 2017

Progetto Genoma Umano: come funziona il cervello umano

Progetto Genoma Umano costerà molti milioni di euro, ma sta rivelando con un dettaglio senza precedenti come funziona il cervello!


Progetto Genoma Umano è il nome di quel progetto che funziona come un catalogo di tutti i geni presenti nelle nostre cellule.

Progetto Genoma Umano: come funziona il cervello umano
Progetto Genoma Umano: come funziona il cervello umano
Oggi è il tempo in cui sta per essere svelato il nostro cervello, l'era in cui l'Human Connectome Project (HCP), una colossale impresa scientifica, intende creare la mappa delle connessioni e dell'attività nel nostro cervello con una precisione mai vista!
Varato nel lontano 2009, soltanto qualche anno addietro il Progetto Genoma Umano inizia a divulgare i primi risultati dettagliati.

Arrivano sotto forma di immagini caleidoscopiche che mostrano raffiche dell'attività elettrica dei neuroni, nebulose ondate di colore che tracciano il flusso elettrico attraverso il cervello e bizzarri fasci di fibre vorticanti di colore elettrico, simili agli insetti che emettono luce.
Oltre ad apparire belle, queste scansioni del cervello appagano la nostra curiosità sui meccanismi di funzionamento della nostra mente.
Parte del compito di HCP è creare le mappe delle connessioni a lunga distanza, le autostrade delle fibre nervose, che costituiscono la materia bianca del nostro cervello.

Vie neurali del cervello
Vie neurali del cervello
Queste vie neurali sono ricoperte dalla bianca mielina, una copertura protettiva di materia grassa.
Trascurati in passato dai neuroscienziati, questi collegamenti si stanno rivelando molto importanti, e come spiega Jack Van Horn dell'Università della California a Los Angeles (UCLA), "negli ultimi anni è diventato evidente che il cervello è un sistema costituito da enormi reti di connessione, dove l'attività in un'area di propaga alle altre".

Van Horn ha parte del consorzio che sta disegnando le mappe della materia bianca:
E' attraverso questa attività collettiva, che cambia continuamente nello spazio, che generiamo i nostri pensieri e le nostre azioni!
Il ricercatore ha tracciato con i collaboratori il collegamento a lunga distanza usando la "risonanza magnetica a spettro di diffusione (DSI).

In questo caso, uno scanner per la risonanza magnetica viene usato per seguire il flusso naturale dell'acqua nel cervello.

Fonte: Science

martedì 31 gennaio 2017

Ricordi positivi e negativi: zone del cervello divise

Ricordi positivi e negativi: zone del cervello divise per catalogare ed archiviare tutte le nostre esperienze positive e negative.

Ricordi, sia che appartegano ad eseprienze positivi o negative, pare che il nostro cervello, le divida in due zone ben distinte, separate dell'amigdala:

Ricordi positivi e negativi: zone del cervello divise
Ricordi positivi e negativi: zone del cervello divise
La ricerca, effettuata in esperimenti sui topi, ha scoperto inoltre che le due regioni sono differenti anche dal punto di vista dell'espressione genica e sono responsabili dei comportamenti condizionati dai ricordi positivi e negativi.
Una popolazione di neuroni dedicata agli eventi positivi e una agli eventi negativi: nel cervello del topo, e più precisamente nella regione dell'amigdala, è così che sono separati i ricordi.

Ricordi positivi e negativi: neuroni che gestiscono entrambi
Ricordi positivi e negativi: neuroni che gestiscono entrambi
Lo hanno scoperto i ricercatori del RIKEN-MIT Center for Neural Circuit Genetics che firmano un articolo su “Nature Neuroscience”, dimostrando che le due popolazioni di neuroni sono anche geneticamente distinte e che da esse dipendono i comportamenti messi in atto dai topi in un tipico esperimento di condizionamento.
I ricercatori hanno somministrato ad alcuni topi maschi una scossa sulle zampe e ne hanno messi altri in compagnia di una femmina.
Queste specifiche esperienze hanno lasciato la loro impronta nell'amigdala, una regione cerebrale importante per l'immagazzinamento dei ricordi, sotto forma di livelli più elevati di espressione di uno specifico gene chiamato c-Fos.

Da un'analisi più approfondita è emerso che i neuroni attivati geneticamente potevano avere due distinti marcatori genetici:
Rpso2 per i neuroni associati ai ricordi negativi e Ppp1r1b per i neuroni associati ai ricordi positivi.
Gene PPP1R1B
Gene PPP1R1B
Il dato cruciale è che Rspo2 è stato rilevato quasi esclusivamente nella porzione anteriore del nucleo basolaterale, mentre l'espressione del gene Ppp1r1b era concentrata nella porzione posteriore.
Questi neuroni positivi e negativi spazialmente separati, inoltre differivano per dimensioni, forma e modalità di attivazione: i neuroni positivi erano attivati quando i topi erano esposti a odori piacevoli e ricompense, mentre i neuroni negativi quanto provavano dolore o percepivano odori spiacevoli.

L'ultima fase dello studio ha riguardato i comportamenti dei roditori, che venivano condizionati a bloccarsi sul posto quando ricevevano una scossa (comportamento negativo), oppure a ricevere dell'acqua dopo aver premuto un pulsante con il muso (comportamento positivo).

Gli sperimentatori hanno dimostrato che questi comportamenti potevano essere anche manipolati mediante l'optogenetica.

Fonte: http://www.lescienze.it

venerdì 20 gennaio 2017

Violare cervello umano attraverso virus

Violare il cervello umano attraverso un virus, questo è quanto afferma un biologo statunitense, il quale ha effettuato uno studio per riuscire ad avere il controllo del cervello umano, tramite virus e batteri!

Violare il cervello umano, detta cosi, pare fatanscienza o meglio fantabiologia, roba che soltanto negli episodi della saga fatanscientifica Star Trek si è potuto vedere:

Violare cervello umano attraverso virus
Violare cervello umano attraverso virus
Ma secondo quanto afferma il biologo californiano Andrew Hessel, la vita artificiale creata dal collega Craig Venter ha aperto le porte alla possibilità di controllare il cervello umano attraverso virus o batteri programmati allo scopo.
“Le cellule viventi sono computer e il Dna è il linguaggio di programmazione”, ha dichiarato Hessel in una recente intervista durante la partecipazione ad una conferenza dedicata alle tecnologie informatiche del futuro.

Violare cervello umano attraverso virus
Fig.1
Secondo Hessel è più vicino il momento in cui gli scienziati potranno elaborare in laboratorio forme di vita sintetica sotto forma di un vaccino, capaci di operare come “virus” informatici per prendere possesso del comportamento di un individuo proprio come accade adesso con i computer.
Per Hessel l’ingegneria genetica rappresenta la nuova frontiera del computing: “È una delle tecnologie più potenti al mondo - ha aggiunto il ricercatore.
La biologia sintetica è la scrittura della vita”. I rischi, secondo Hessel, sono molteplici. Un virus di questo genere, ipotizza lo scienziato, potrebbe essere introdotto come additivo chimico nel cibo e influenzare le azioni dell’uomo.

Per questo “potrebbe essere necessario apprendere come contrattaccare” con armi appropriate, come in uno scenario da "bioterrorismo".

Stephane Hessel
Stephane Hessel
Tra le applicazioni che Hessel prefigura ci sono anche quelle destinate ad accelerare l’adattamento evolutivo degli esseri umani alle nuove sfide dell’ambiente.
Piuttosto che attendere millenni di micro-adattamenti, “voglio vedere la vita programmata e utilizzata per risolvere le sfide globali così che l’umanità possa raggiungere un rapporto sostenibile all’interno della biosfera”, ha concluso Hessel.

Fonte: ilsole24ore