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venerdì 16 novembre 2018

Come curare laringite: consigli e modalità

Fonte - OK SALUTE - La laringite è un infiammazione che durante il periodo invernale colpisce la laringe oppure le corde vocali e per poterla curare serve seguire alcuni consigli che torverete in questo post. 


La laringite viene causata da infezioni batteriche e virali, causando una irritazione cronica della mucosa:

Come curare laringite: consigli e modalità
Come curare laringite: consigli e modalità

ma anche l'inalazione di sostanze forti ed irritanti come il fumo oppure urlare forte e di continuo!

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La laringite è caratterizzata da mal di gola, difficoltà a deglutire (disfagia) e a respirare (dispnea), tosse, alterazione del tono vocale e, in alcuni casi, febbre.

Per eseguire la diagnosi di laringite viene fatta una fibrolaringoscopia, un esame che viene condotto inserendo un tubicino nel naso che raggiunge, alla fine, le corde vocali.

Grazie a una piccola telecamera, il medico può individuare eventuali infiammazioni e predisporre, nel caso fosse necessario, un esame bioptico.

Generalmente la laringite tende a scomparire spontaneamente nel giro di una o due settimane.

In caso di infezioni batteriche accertate il medico può prescrivere un ciclo di antibiotici.

Se all'origine della laringite c'è il reflusso gastroesofageo si può assumere farmaci che riducono la risalita dei succhi gastrici nell'esofago.

Se la laringite è accompagnata anche da gonfiore evidente, il medico può suggerire una terapia a base di corticosteroidi.

Fonte: OK SALUTE

venerdì 24 agosto 2018

Come curare lividi rimedi naturali

Fonte - OK Salute - Il livido è una reazione che il nostro corpo ha, dopo una botta o ferita che subisce, ed in questo post vi dirò come curarli attraverso alcuni rimedi naturali. 


Il livido è sostanzialmente la rottura di capillari che si trovano appena sotto il primo strato di pelle, che può avvenire anche per una botta non necessariamente forte:

Come curare naturalmente lividi

la rottura dei capillari, lascia il sangua imprigionato proprio sotto la cute, formando per l'appunto una macchia livida che solitamente si riassorbisce dopo qualche tempo.

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In alcuni casi però, potrebbe restare una macchia scura, che può essere grigia, viola o blu e che dà dolore quando si tocca.

I lividi possono essere difficili da curare, anche se ci sono dei rimedi "casalinghi" che possono accelerarne la guarigione, minimizzandone gli effetti e prevenendone il ritorno.

L'arnica è una pianta molto usata proprio per i lividi e per il dolore, questo perché contiene un composto antinfiammatorio che può essere assorbito anche attraverso la pelle.

Arnica gel
Arnica gel

Uno studio ha dimostrato che chi assume delle pastiglie di arnica dopo una rinoplastica migliora l'aspetto dei lividi.

Un altro studio ha dimostrato che applicare una crema all'arnica al 20% acceleri il tempo di guarigione.

L'arnica si trova sotto forma di pastiglia, gel o crema, se si prende per via orale, è meglio lasciare che la pillola si dissolva sotto la lingua.

La bromelina è un mix di enzimi che si trovano nella pianta dell'ananas, che hanno proprietà antinfiammatorie e aiutano a ridurre i lividi e il gonfiore, quando vengono applicati sulla pelle.

Bromelina
Bromelina

Uno studio, pubblicato sulla rivista Journal of Oral and Maxillofacial Surgery, ha dimostrato che le pastiglie con bromelina migliorino il dolore e il gonfiore dopo l'estrazione di un dente.

La bromelina può essere applicata anche con una crema o un gel due o tre volte al giorno.

Attenzione perché gli integratori possono avere effetti indesiderati, generalmente legati alla digestione o all'accelerazione del battito cardiaco, ovviamente che fosse allergico all'ananas ovviamente non deve usarli.

Simile alla bromelina, la quercetina è un flavonoide che deriva da alcuni frutti, possiede poteri antinfiammatori che possono aiutare a guarire il livido.

Quercitina
Quercitina

Alcune creme e gel, vendute contro i lividi, infatti contengono la quercetina, spesso insieme alla bromelina e alla vitamina K. Si usano direttamente sulla pelle un paio di volte al giorno.

Non ci sono studi sugli effetti della quercetina presa attraverso un integratore, oltretutto l'altro potrebbe interferire con l'assimilazione di molti medicinali.

La vitamina K aiuta il sangue a non far formare grumi, ma per i lividi ha più senso usarla come crema.

Crema vitamina K
Crema vitamina K

Uno studio, pubblicato sul Journal of Drugs in Dermatology, ha dimostrato che applicare un gel alla vitamina K fa diminuire l'aspetto dei lividi.

Fonte: OK Salute

lunedì 15 gennaio 2018

Come curare influenza senza farmaci

Fonte- OK Salute - Come curare l'influenza che in questo inizio del 2018 sta per arrivare al suo picco peggiore, con previsioni di soggetti colpiti davvero importante, senza fare uso di farmaci. 


L'influenza sta per toccare il suo apice in questo inizio del 2018, e le previsioni riguardo i soggetti che saranno colpiti, non sono dei più incoraggianti:

Come curare influenza senza farmaci
Come curare influenza senza farmaci

ma allora perchè non curarsi in maniera sana e senza fare uso di troppi farmaci comunque sia vanno sempre tenuti in considerazioni nei casi più gravi e virulenti!

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Curarsi dall'influenza quando non è a livelli forti e sopratutto non forte in mnaiera tale da provocare effetti gravi senza fare uso di farmaci tradizionali si può, basta solo usare determinati accorgimenti, come l'alimentazione:

infatti è un aspetto fondamentale per prevenire e curare attacchi influenzali di stagione, perchè ci permette di fare fronte in maniera determinante agli effetti dell'influenza.

La prima cosa da fare è verificare se la vostra alimentazione comprende vitamine, sali minerali ed antiossidanti, perchè in tal caso non avete certo bisogno di fare uso di integratori:

Come curare influenza senza farmaci
Fig.1

contrarimente, sarà il caso che assumiate delgi integratori periodicamente, cosi da compesare la mancanza di elementi tali che possano consentirvi di fare fronte ad un eventuale attacco influenzale.

Comunque è consigliabile che sia il medico o il farmacista a indicarvi quali integratori assumere e sopratutto come ed in che quantità assumerli.

Curare l'influenza con gli antibiotici è del tutto sbagliato ed inutile, infatti anche i medici lo affermano, assicurando che assumere antibiotici per affrontare i primi sintomi degli stati influenzali non è affatto buono tantomeno utile:

Come curare influenza senza farmaci
Fig.2

soltanto dopo 4/5 giorni dai primi sintomi la situazione non dovesse migliorare, può essere utile assumere gli antibiotici in quanto si potrebbe essere in presenza di una infezione batterica, ma soltanto sotto prescrizione medica! 

Fonte: OK Salute

mercoledì 9 agosto 2017

Come curare sclerosi multipla con batterio intestinale

Fonte - ANSA - Come curare la sclerosi multipla attraverso un batterio che è stato isolato nell'intestino, la recente scoperta fatta dalla medicina con i "farma-microbi". 


Un batterio isolato nell'intestino ha aperto le porte ad una cura per la sclerosi multipla, andando ad aumentare quello che in ambito medico viene chiamto "farma-microbo":

Come curare sclerosi multipla con batterio intestinale
Come curare sclerosi multipla con batterio intestinale
il batterio che è stato isolato si trova all'interno della flora intestinale, e si è da subito mostrato in grado di essere usato come terapia per curare la sclerosi multipla.
Grazie alle sue speciali caratteristiche il farma-microbo ha aperto le porte ad una rivoluzionaria scoperta nella medicina contemporanea, la quale viene poriettata verso la nuova frontiera dei "farma-microbi":
microrganismi in grado di essere usati per curare e trattare malattie e patologie genetiche tra le più svariate, perfino il morbo di Parkinson!
La ricerca è stata condotta dalle Università dell'Iowa e Mayo Clinic, ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cell Reports.

La ricerca di cui stiamo parlando è senza ombra di dubbio qualcosa di importante, visto la sempre più incensante crescita dei casi in cui gli esperimenti condotti con batteri si rivelano positivi nei confronti dei rtattamenti di malattie di tipo genetico:
in particolare i batteri che si trovano all'interno della flora intestinale si stanno rivelando ricchi di potenzialità per quello che riguarda la salute non solo del tratto digerente ma bensì anche del resto dell'organismo.
"Stiamo entrando in una nuova era della medicina - afferma l'autore del lavoro Joseph Murray - in cui useremo i microbi come farmaci per curare malattie (Murray ha coniato il farmaco 'brug' dall'unione di 'bug', microbo, e drug, farmaco).

In ogni caso il batterio in oggetto che è stato isolato si chiama prevotella histicola, ed è stato isolato grazie ad alcuni campioni di flora intestinale che sono stati prelevati da soggetti sani per essere sucessivamente iniettato negli animali affetti da sclerosi multipla.

prevotella histicola
prevotella histicola
Ciò che ne è scaturito ha fatto registrare dei risultati positivi per quel che concerne il quadro neurologico dei soggetti in cui è stato iniettato, migliorandone lo stato in maniera importante.
Il calo notevole nell'organismo dei topolini affetti da sclerosi multipla di due proteine scatenanti la malattia, ha in automatico fatto aumentare la concentrazione di cellule immunitarie come i linfociti T,'cellule dendritiche' e un tipo di 'macrofago'.
L'opinione dei ricercatori riguardo i risultati che si sono ottenuti è che questo batterio è in grado di potere avere lo stesso effetto anche su pazienti umani affetti da sclerosi multipla, la malattia autoimmune dove il sistema immunitario perde il proprio equilibrio:
causando un grave deterioramento della guaina isolante dei nervi, la mielina, generando danni dal punto di vista neuologico irrevesibili.
Fonte: ANSA

giovedì 3 agosto 2017

Finire cura con antibiotici può danneggiare: allarme dei medici

Fonte - TGCOM24 - Finire di curarsi con antibiotici potrebbe essere dannoso, l'ultimo allarme lanciato dai medici i quali affermano che completare una cura antibiotica potrebbe creare problemi alla salute! 


Proseguire l'uso di antibiotici anche dopo la scomparsa dei sintomi della malattia, potrebbe provocare seri danni alla salute, è l'allarme lanciato dai medici in uno studio inglese della Brighton and Sussex Medical School:

Finire cura con antibiotici può danneggiare: allarme dei medici
Finire cura con antibiotici può danneggiare: allarme dei medici
i risultati sono stati pubblicati sullla rivista scientifica British Medical Journal, e andrebbe a smontare letteralmente quanto fin'ora si è fatto, ovvero sia terminare il ciclo di antibiotici che il medico aveva prescritto all'inizio della malattia!
Fino ad oggi si era sempre creduto che portare a compimento il ciclo degli antibiotici che il medico aveva prescritto all'inizio della malattia, fosse indispensabile, per evitare che il malessere potesse ritornare in tempi brevi:
ciò che ne scaturisce da questo studio afferma tutto il contrario, ovvero sia che il protrarsi dell'utilizzo di antibiotici anche dopo la scomparsa dei sintomi sia dannoso e potrebbe creare infezioni ben più dannose.
L'opinione dei ricercatori che hanno condotto lo studio è del tutto opposta a quella che fino ad oggi era considerata una cosa fondamentale per la buona cura della malattia:
"sarebbe più sano per il singolo e per la comunità interrompere la terapia prima del termine della prescrizione, non appena i sintomi dell'infezione sono scomparsi".
Nello studio si mette in luce come l'aumento delle evidenze scientifiche in base a cui risulterebbero più sicuri cicli brevi di terapia (3 giorni) invece di cicli lunghi come spesso viene prescritto (5-7 giorni o multipli di questi).

Fonte: TGCOM24

mercoledì 19 luglio 2017

Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti

Fonte - Sanihelp - Come curare l'ipotiroidismo è un dovere a cui 1 malato su 5 non ottempera, sottovalutando la gravità e gli effetti che questa malattia provoca nei soggetti che ne sono affetti! 


Curare l'ipotiroidismo è qualcosa che tutti coloro che ne sono affetti dovrebbero fare per non subire gli effetti e i disagi che ne deriverebbero:

Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti
Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti
Da alcune indagini, pare che 1 malato di ipotiroidismo su 5 non tenga nella dovuta considerazione questa malattia che è più grave di quanto possa sembrare.
Nel 2013 la levotiroxina è stato il farmaco più prescritto negli USA ed in Italia, primeggiando in questa speciale classsifica con le statine per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo ed i farmaci gastro-protettori.

Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti
Fig.1
Il 20% di coloro che sono affetti da ipotiroidismo affligge il genere femminile che ne è largamente più affetto rispetto a quello maschile:
si tratta di una precentuale che solo quella del diabete riesce a tenere testa come patologia più diffusa in Italia!
Grazie alle recenti scoperte con farmaci migliori e più efficaci, questa precentuale si è notevolemte abbassata, risultando di gran lunga migliore la vita che conducono coloro che ne sono affetti, i quali assumendo i farmaci opportunamente prescritti e seguendo le modalità dettate dal proprio medico, sono in grado di mantere sotto controllo i disturbi che ne derivano.

Come curare ipotiroidismo: 1 su 5 sottovaluta effetti
Fig.2
Le nuove formulazioni di farmaci in forma liquida e softgel si sono rivelate utili e preziose anche per coloro che soffrendo di patologie particolari come gastriti croniche, celiachia e malattie infiammatorie gastro-intestinali, soffronano di problemi di cattivo assorbimento.
Migliorando l'assorbimento migliora seppur di poco il fabbisogno di levo-tiroxina.
Per evitare rischi di sovra o sotto dosaggio è sempre bene effettuare periodici controlli e ritarare eventualmente il dosaggio in atto in base ai valori di TSH e di FT4, ormoni marker dell'omeostasi tiroidea farmacologica.

Fonte: SANIHELP

lunedì 29 maggio 2017

Come curare follicolite: rimedi naturali

Come curare la follicolite attraverso i rimedi che la natura ci offre, una soluzione efficace contro questa infiammazione che almeno una volta nella vita tutti abbiamo avuto. 


Curare la follicolite, una poco conosciuta iniammazione, attraverso dei rimedi naturali, efficaci e sopratutto privi di controindicazioni:

Come curare follicolite: rimedi naturali
Come curare follicolite: rimedi naturali
La follicolite è una infiammazione a carico della base del follicolo pilifero, ovvero sia il punto esatto dove nasce e in seguito si sviluppa il pelo.
Certamente tutti nel corso della nostra vita abbiamo avuto a che fare con questo disturbo fastidioso che può verificarsi in qualsiasi parte del corpo in cui sono presenti i peli, come ad esempio il viso per gli uomini, le ascelle, l'inguine e certe volte anche nella testa, esattamente nel cuoio capelluto.
Si tratta di pustole generalmente dolorose che generano prurito e a volte provocare cicatrici se trascurate oltre il dovuto!
Oltre alle medicine che possono essere usate per curare la follicolite, esistono anche alcuni rimedi naturali altrettanto efficaci, come ad esempio:
Un olio, che può essere usato puro, come antibatterico avente capacità anti infiammatorie, capace di portare la pelle a stare meglio più in fretta.
L'olio in questione servirà ad aiutare il pus a fuoriuscire dalla pustola, applicandolo con una garza sterile un paio di volte al giorno facendo degli impacchi tiepidi.

Ma in alternativa si potranno anche applicare degli impacchi fatti con un decotto a base di malva, che ha proprietà fortemente lenitive.
Si farà bollire la malva, per almeno dieci minuti, si farà, poi, raffreddare il decotto e lo si potrà applicare sulla pustola con della garza.
Per limitare e calmare il fastidio che viene provocato dal prurito, si potrà fare uso di aceto bianco su un batuffolo di cotone imbevuto, che verrà applicato sulla pustola più volte al giorno:
così da limitare anche le possibilità di un'infezione data dal passaggio delle unghie sulla lesione.
Fonte: SANIHELP

sabato 11 marzo 2017

Curare fratture ossee e osteoporosi: proteina smalto dei denti

Fratture ossee e osteoporosi in futuro potrebbero trovare una cura in una proteina nello smalto dei denti.


Grazie ad una ricerca condotta presso la Queen Mary University di Londra, osteoporosi e fratture ossee potrebbero trarre beneficio da una particolare proteina!

Curare fratture osee e osteoporosi: proteina smalto dei denti
Curare fratture osee e osteoporosi: proteina smalto dei denti
Fratture ossee e osteoporosi, presto potrebbero essere curate attraverso una proteina, la staterina, individuata da un team di bioingegneri che hanno svolto una ricarca presso la Queen Mary University di Londra i quali hanno scoperto questa proteina in grado prossimamente di rigenerare fratture ossee e osteoporosi nei pazienti che ne sono affetti.
Ad oggi in tutto il mondo, si contano circa 200 milioni di persone affette da osteoporosi e conseguentemente soggette a fratture ossee che potrebbero, prossimamente, godere di evidenti benefici dalla ricerca che ha permesso di scoprire l'esistenza di questa speciale proteina!

La proteina che si trova nello smalto dei denti, sarebbe in grado di svolgere un importante ruolo nel complesso sistema della rigenerazione ossea dovute all'osteoporosi!
Curare fratture osee e osteoporosi: proteina smalto dei denti
Fig.1
Un segmento parziale della proteina, potrebbe infatti essere utilizzato per stimolare la crescita ossea:
"Quello che è sorprendente e incoraggiante di questa ricerca è che ora possiamo usare questa particolare molecola per migliorare la crescita ossea all'interno del corpo!
A dichiarare quanto sopra, è Alvaro Mata, coautore dello studio presso la Queen Mary University di Londra.

Il team di ricercatori ha lavorato alla creazione di membrane bioattive usando segmenti di proteine diverse e dimostrando, su cavie, il ruolo cruciale della staterina nello stimolare la rigenerazione ossea.

Inoltre, per la visualizzazione e la misurazione del tessuto osseo neoformato, sono state utilizzate tecniche analitiche.
"Il nostro lavoro, ha concluso Alvaro Mata, permette di creare solidi innesti ossei sintetici, che possono essere utilizzati per stimolare il processo di rigenerazione naturale, rigenerazione limitata con la maggior parte degli innesti sintetici oggi disponibili.
Fonte: Biomaterials

domenica 26 febbraio 2017

Come curare diabete con dieta mima digiuno

Come curare il diabete alimentodosi in maniera sana e opportuna con la nuova dieta mima-digiuno che va ad agire direttamente nel pancreas, stimolando la nascita di cellule nuove per insulina! 


Curare il diabete è da sempre una battaglia che la medicina affronta con perizia e grande impegno e nel corso degli anni sta raggiungendo riusltati soddisfacenti ed insperati fino a poco tempo fa:

Come curare diabete con dieta mima digiuno
Come curare diabete con dieta mima digiuno
Recentemente, pare sia stata proposta una dieta, nota come mima-digiuno, che consiste in cilci di 4 mesi in cui per una settimana al mese si rinuncia ai cibi che normalmente si assumono nell'arco della giornata in favore di altri ricchi di fibre e poveri di calorie.
La dieta mima-digiuno è risultata capace di riprogrammare cellule adulte del pancreas e ripristinare la funzione dell'organo, ovvero la produzione dell'ormone insulina che serve per regolare la quantità di zucchero nel sangue (glicemia).

Lo rivela uno studio italiano condotto nel laboratorio di Valter Longo, lo scienziato che lavora tra la University of Southern California di Los Angeles e l'IFOM di Milano, e che ha ideato questo speciale piano alimentare che mima gli effetti positivi ottenibili col digiuno (solo acqua), ma senza digiunare e quindi senza troppe difficoltà e soprattutto senza rischi.

Lo scienziato Valter Longo
Lo scienziato Valter Longo
La nuova ricerca è stata pubblicata sulla rivista Cell e mostra le potenzialità della dieta di Longo sia sul diabete giovanile (di tipo 1 in cui le cellule produttrici di insulina non ci sono più perché hanno subito un attacco da parte del sistema immunitario) sia per il diabete più diffuso, di tipo 2 o insulino-resistente, quello legato anche all'obesità.

La DMD (la dieta che mima il digiuno) è caratterizzata da alcuni giorni al mese di alimentazione con poche calorie e cibi ben selezionati (ad esempio pochi zuccheri, pochi grassi saturi, poche proteine etc) mentre per il resto del tempo si può seguire un'alimentazione normalissima.

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venerdì 27 gennaio 2017

Curare ferite complesse con cute bioingegnerizzata

Curare ferite complesse, quelle in cui è difficile intervenire per poterele rigenerare, presto si potrebbe agire facendo uso di cute bioingegnerizzata.

Curare ferite complesse, quelle in cui è difficile intervenire, presto si potrebbe avere la soluzione grazie all'utilizzo di una speciale cute bioingegnerizzata:

Curare ferite complesse con cute bioingegnerizzata
Curare ferite complesse con cute bioingegnerizzata
L'utilizzo della cute bioingegnerizzata nella cura delle ferite difficili, a iniziare dal piede diabetico, è una delle nuove frontiere della biotecnologia.
La bioingegneria ci offre un approccio rivoluzionario ed innovativo, che applica le funzioni di progettazione e costruzione proprie dell’ingegneria all’ambito biologico:
l’ingegneria tissutale è un settore della bioingegneria rivolto alla creazione di sostituti biologici in grado di mantenere, ripristinare o migliorare la struttura e le funzioni dei tessuti (Marazzi).
L’ingegneria tissutale rappresenta un nuovo approccio alla riparazione e ricostruzione di tessuti ed organi danneggiati da una patologia, da un trauma o in difetti congeniti.

Curare ferite complesse con cute bioingegnerizzata
Fig.1
I vantaggi dell’uso di un tessuto umano prodotto con tecniche di coltura in vitro sono: sicurezza, efficacia del prodotto e disponibilità di materiale.
Il primo organo interamente ingegnerizzato, che è passato dalla fase sperimentale alla fase di trattamento sull’uomo, è stato la pelle, ed è stato utilizzato per il trattamento delle ustioni, delle ulcere cutanee, e di ferite di diversa profondità (biblio in Marazzi).

Negli ultimi 10 anni, presso la Clinica di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva di Ancona, sono stati trattati con impianto di tessuti autologhi bioingegnerizzati di fibroblasti e cheratinociti 177 pazienti suddivisi in 12 gruppi eziologici.
Un tessuto bioingegnerizzato è costituito da cellule autologhe (cellule staminali e differenziate) le quali vengono seminate su un supporto biocompatibile.
In particolare, in chirurgia plastica, vengono utilizzati ormai da una decina di anni dei tessuti bioingegnerizzati per la riparazione di perdite di sostanza cutanea, e che sono costituiti da fibroblasti o cheratinociti autologhi seminati e poi fatti crescere su scaffolds di acido ialuronico esterificato.

Con questa tecnologia è possibile ottenere da un prelievo bioptico di circa 2 cm2 una superficie centinaia di volte maggiore in 3-4 settimane.

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giovedì 26 gennaio 2017

Curare epilessia con la bioingegneria

Curare i malati di epilessia con un metodo rivoluzionario che la bioingegneria mette a disposizione, dopo la scoperta del gene ereditario.

Curare coloro che sono affetti a sindrome di epilessia con il meotodo che la bioingegneria propone, è la nuova frontiera che la scienza ha raggiunto:

Curare epilessia con la bioingegneria
Curare epilessia con la bioingegneria
La scoperta del gene ereditario dell'epilessia, una delle sindromi neurologiche complessivamente meno note dellintero panorama clinico, apre nuove possibilità di cura biotecnologica.
La scoperta del gene ereditario dell'epilessia, una delle sindromi neurologiche complessivamente meno note dell'intero panorama clinico, apre nuove possibilità di cura biotecnologica.

Lo si apprende da uno studio internazionale pubblicato dall'autorevole Science, volto a tracciare una netta ereditarietà nella sindrome di Lavora, una delle forme più acute di epilessia a decorso fatale.
"Grazie agli sforzi uniti di molti colleghi che operano in istituti d'eccellenza siamo riusciti a mappare l'ereditarietà del morbo di Unverricht-Lundborg - dice Berge Minassian dell'Hospital for Sick Children di Toronto -.
Incrociando una mole significativa di dati, siamo giunti alla conclusione che la mutazione del gene Epm2b è la causa primaria dello sviluppo della rara malattia.

Sfruttando le attuali conoscenze in ambito bioingegneristico - conclude - saremo presto in grado di mettere a punto una prima serie di rimedi genici di tipo Pgmr (Progress-active genetic material release) che contribuiranno a inibire la trasmissibilità della predisposizione al morbo e in seguito a sviluppare nuovi farmaci per la sua cura".
Intanto un settore della ricerca è attualmente incentrato sulla progettazione di dispositivi impiantabili nel cervello che, si spera, potranno offrire una speranza a tutti quei malati di epilessia che non hanno avuto risultati con farmaci antiepilettici e non possono sottoporsi ad interventi chirurgici.
Il 14 novembre 2013, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il sistema NeuroPace RNS® per il trattamento di crisi epilettiche parziali negli adulti, crisi incontrollate nonostante l’uso di due o più farmaci antiepilettici.

Durante il mese nazionale di sensibilizzazione per il problema dell’epilessia tenutosi in novembre, la FDA ha anche approvato il farmaco antiepilettico eslicarbazepina (Aptiom®).

Fonte: Biotec.com